Gin tonic a occhi chiusi

Gin tonic a occhi chiusi
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La Famiglia Misiano è la classica famiglia borghese romana. Potere, soldi e amicizie che contano la mantengono in cima alla scala sociale: è ben amministrata da una donna, Elsa Misiano, capo indiscusso di questo clan dalle dubbie capacità emotive. Tanti servitori dall’abbigliamento abbinato e impeccabile, ben addestrati dalla rigida genitrice, si muovono tra le mura eleganti della loro raffinata abitazione. Tanti quanti sono i personaggi secondari che si muovono in quelle stanze: amanti, assistenti compiacenti, politici corrotti e parvenu di passaggio. Non stupisce, quindi, che quando Enzo Arganti, amministratore delegato dell’ATT, viene accusato di reati di un certo peso come corruzione internazionale e associazione a delinquere, tra i numerosi incartamenti degli inquirenti appaia il nome di Gianni Misiano, uno dei tre rampolli della casata e commercialista di lunga fama. Quella vicenda che attraversa velocemente i mezzi di stampa come altre nel suo genere sembra, invece, aleggiare come nebbia all’interno del nucleo familiare. Un sospetto diffuso può portare allo svelamento di altri segreti che sarebbe meglio non rendere mai pubblici. E di segreti la famiglia Misiano sembra averne molti. Purtroppo, non tutti sono in grado di saperli mantenere. Come il secondogenito Paolo, deputato e, almeno sulla carta, irreprensibile padre di famiglia. Il suo problema più grande è una significativa sensibilità ai desideri di una donna, Teresa, che vuole lui e regali impegnativi, come una collana di Bulgari da molti zeri. La soddisfazione dei desideri altrui a volte però porta a conseguenze poco appaganti…

Le atmosfere del romanzo di Marco Ferrante non possono non far venire in mente quelle cinematografiche di Io sono l’amore di Luca Guadagnino o de Il capitale umano di Virzì. Qui siamo a Roma, certo, e non in una villa brianzola, ma il fulcro dell’azione rimane sempre lo stesso: quell’alta borghesia annoiata e codificata in atteggiamenti e situazioni ben definite che si avvolge continuamente su sé stessa senza possibilità di redenzione. Quel gruppo elegante di gente che fa di Cecilia Sarkozy un’eroina dei nostri giorni. La famiglia Misiano rappresenta benissimo quella Roma “bene”, invischiata in parte con la classe dirigente, che occupa i palazzi più eleganti del centro storico, che fa di ogni ricevimento un momento di valutazione sociale più che di aggregazione vera e propria, e che tende con ogni strumento a mantenere celati, ove possibile, i propri peccati, non sempre veniali. Ferrante con grande capacità tesse una rete fitta di relazioni e circostanze che non annoia mai il lettore, utilizzando un linguaggio che a tratti può ricordare molto quello delle cronache di costume. Le diverse vicende si susseguono ordinatamente attraverso il filtro di una terza persona che crea il giusto distacco, come sembra appropriato nel mondo elitario che è al centro della storia. I vari personaggi sono elencati nella lista iniziale, in un giusto ordine di apparizione, un po’ come avviene nei più classici testi teatrali, anche se Gin tonic a occhi chiusi è un romanzo che ha più a che fare con il cinema.

LEGGI L’INTERVISTA A MARCO FERRANTE

 

 

 

 
 
 
 

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