Gioachin Borba - L'uomo o il cane?

Gioachin Borba - L'uomo o il cane?
Brasile, fine ‘800. “Se mia sorella avesse sposato Gioachin Borba, mi avrebbe lasciato appena una speranza di seconda categoria. Non lo sposò, sono morti entrambi e tutto è rimasto a me; da ciò viene che quella che sembrava una sfortuna...”. Rubiano riflette sul proprio passato e vagheggia sul proprio futuro: chi era lui? Un poveraccio, un “maestro da due soldi”. E chi è ora e chi sarà d'ora in poi? Un imprenditore. E questo grazie a chi? Al suo amico Gioachin Borba, un amico grande ed ineguagliabile, un filosofo stravagante che aveva chiamato il suo cane come se stesso. Questo era avvenuto per due motivi. Il primo, perché il principio della vita - sentenzia Gioachin filosofo - è il medesimo per l'uomo e per il cane, quindi a un cane può benissimo essere attribuito il nome di una persona. Il secondo, perché Gioachin uomo sa che presto morirà, ma che potrà sopravvivere un poco nel nome del suo buon cane, Gioachin Borba come il padrone. E l'amico Rubiano, un amico attento e fedele, sarà l'erede universale di tutti i suoi beni, un patrimonio non trascurabile, a patto che si prenda cura del cane con la stessa sincera dedizione con la quale si è preso cura di lui. Per assolvere al suo compito Rubiano si trasferisce dalla provinciale città di Barbacena, dove sino ad allora aveva trascorso la sua insipida vita, alla capitale Rio de Janeiro. Durante il viaggio in treno, viaggio lungo e stancante, Rubiano conosce Cristiano De Almeida e Paglia e la di lui moglie Sofia. Conversano, entrano in confidenza e cominciano a frequentarsi. Sofia “ha i più begli occhi del mondo” e Rubiano pensa spesso, troppo spesso a lei. Ma è lecito pensare così intensamente a una donna sposata? A Rio, Rubiano, provinciale timido e impacciato, entra, attraverso i due nuovi amici, nella “buona società”, un mondo che tuttavia gli rimane estraneo e che non lo rende felice…
Il romanzo, uscito nel 1891, è ambientato tra una borghesia brasiliana che conosce fortuna e benessere, ma è indifferente sia al bene del Paese, sia alle difficoltà e alla miseria delle classi popolari: l'autore ne descrive abitudini e riti sociali con sguardo penetrante ed ironico. Machado de Assis nacque a Rio de Janeiro nel 1839 e nella sua città morì nel 1908.  Di umili origini e mulatto, affetto da epilessia e precocemente orfano, fu obbligato a lavorare fin da giovanissimo, ma non per questo interruppe gli studi e la scrittura. Tipografo, correttore di bozze, divenne infine giornalista e critico letterario. Le sue opere ebbero successo ed egli è considerato uno dei maggiori scrittori brasiliani e tra i più importanti della letteratura universale.   

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