Giochi cattivi

Giochi cattivi

Estate 1981. Il rumore delle marce che raschiano della Citroën Ami 8 color carta da zucchero accompagna come ogni anno l’inizio della salita sui tornanti che portano a Madonna della Neve, frazione di Avio. Roberto Beltrami è seduto dietro, la testa appoggiata al vetro. Si gode l’ultimo tratto di strada prima dell’arrivo mentre ascolta suo padre Carlo che discute animatamente con la nonna Lia. Parlano del futuro della casa editrice di famiglia, che forse, un giorno, Roberto erediterà, e di altre cose che il ragazzino non afferra. La sua attenzione è tutta rivolta alla vacanza che lo aspetta. Carlo si rivolge a Roberto, lo lascerà per la prima volta da solo con Lia. Si raccomanda col figlio, ormai grande, di dire sempre la verità ed essere responsabile, che “di pericoli e cose sbagliate da fare ce ne sono mille in montagna”. Quando giungono all’albergo “Alle Alpi”, Carlo imbraccia come da tradizione la sua Super 8 Kodak per filmare l’inizio della vacanza. Le proprietarie Emma e Rosa Slomp li accolgono e si schermiscono davanti all’obbiettivo, la telecamera di Carlo sembra indugiare per un lungo momento sullo sguardo di Rosa. Segue il rituale filmino della sistemazione nelle stanze, del pranzo, dei saluti finali. Prima di andarsene, Carlo promette al figlio che la settimana seguente, se possibile, verranno con la mamma e organizzeranno la tanto attesa gita alle Colme. Porteranno anche Mario Slomp con loro. Roberto è esaltato per ciò che lo aspetta, eppure c’è un dubbio che non riesce a scacciare. Mario non è venuto al suo arrivo, ha dovuto accompagnare il fratello Paolino dalla nonna. Ora che hanno superato gli undici anni e tutto sta cambiando, Roberto spera che nulla sia mutato tra loro…

È un dramma da subito annunciato, uno spartiacque accidentale e terribile in grado di spezzare una vita a metà il centro propulsore dell’ultimo romanzo di Massimo Donati, definito da molti un “thriller cinematografico”. Non a torto, poiché Donati, autore e regista di cinema, che ha esordito come scrittore nel 2013 con Diario di spezie tratto da un suo soggetto cinematografico insignito del Premio Solinas GialloNero, dimostra di saper unire e dosare saggiamente queste due componenti. Un’atmosfera tesa, intrisa di angoscia corposa e latente, il peso di un segreto indicibile che sarà svelato nella sua interezza solo alla fine si associano a un plot costruito ad arte, disseminato di indizi e nodi nascosti che mantengono sempre alta la tensione conoscitiva del lettore, mentre il taglio fortemente cinematografico costruisce “scene” d’impatto – particolarmente interessante la gestione del ritmo, il suo variare attraverso l’alternanza di narrato, estratti dal Quaderno di Roberto e Mario (idea che molto ricorda il Grande Quaderno nato dalla penna di Ágota Kristóf, non a caso citata in esergo), trascrizioni dei filmini in Super 8. Le atmosfere, splendide e ansiogene, della montagna “bella e traditrice” fanno da sfondo, in due tempi, alla storia di Roberto Beltrami, partendo dall’infanzia vissuta con Mario, fatta di brevi ma segnanti interludi estivi. Un tipo di amicizia che forse può esistere solo in quell’età di delicata transizione, quando non si è più “bambini-bambini” ma neppure adulti, quando ci si sente un Noi inscindibile, eterno, bastante a se stesso. Quando tutto si concentra nel brivido dell’impunità, nell’emozione dell’incoscienza. Una storia di formazione, cui fa da contraltare il ritorno di Roberto a Madonna della Neve trent’anni dopo, costretto dalle circostanze ad affrontare i fantasmi del suo passato. Roberto rimane protagonista assoluto del suo dramma, nel bene e nel male, e talvolta personaggi e situazioni secondarie potenzialmente molto interessanti e agitate da forte complessità finiscono per essere strumenti nel suo percorso, più necessari, diremmo, che vivi. Nonostante ciò, i “giochi cattivi” su cui Donati costruisce la sua storia prendono forma e consistenza, si spogliano della loro veste infantile per diventare fantasie proibite, esercizi brutali, giochi pericolosi che esaltano e spingono verso baratri da cui è difficile – ma forse non impossibile – risalire, e ci pungolano facendoci interrogare sulla colpa, sul rimorso, sulla sopravvivenza. Sulla possibilità di perdonare, e perdonarsi.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER