Giochi matematici alla corte di Carlomagno

Giochi matematici alla corte di Carlomagno
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Un bue che ara tutto il giorno, quante impronte lascia nell’ultimo solco? Il bue non lascia assolutamente alcuna impronta nell’ultimo solco, perché egli stesso precede l’aratro e l’aratro lo segue. Infatti quante orme egli imprime nella terra incolta, tante egli successivamente ne cancella lavorando. pertanto nell’ultimo solco non si troverà alcuna sua impronta… Un uomo deve trasportare al di là di un fiume un lupo, una capra e un cavolo e non può trovare altra barca se non una che sia in grado di portare soltanto due di essi. Gli è stato ordinato però di trasportare tutte queste cose di là senza alcun danno. Come può fare? Dapprima porta la capra e lascia il lupo e il cavolo. Poi torna e trasferisce sull’altra riva il lupo: sbarcato questo e imbarcata di nuovo la capra ritorna indietro, e lasciata la capra trasferisce di là il cavolo, e torna di nuovo indietro, e presa la capra la porta sull’altra sponda. In questo modo, la traversata sarà tranquilla senza disastri che incombano… Un campo ha una lunghezza di 150 piedi. A una estremità c’è un cane, nell’altra una lepre. La lepre si mette a correre, il cane la insegue. Il cane fa nove piedi con un salto, la lepre ne percorre sette. Quanti salti sono fatti fino a quando la lepre viene presa? Il campo fa 150 piedi. La metà è 75. Il cane fa 9 piedi con un balzo. 75 moltiplicato per 9 fa 675, tanti i piedi che percorre il cane finché non afferra la lepre, che ne ha fatti 75x7, ovvero 525…

La matematica è una scienza e al tempo stesso un’arte. Fa riflettere e anche divertire. È alla base della musica, e di tante altre cose. I frattali sembrano quanto di più strano al mondo, il concetto stesso di omotetia interna risulta ostico sin dalla parola, eppure tutti noi ne abbiamo visto almeno uno nella vita: è sufficiente avere avuto a che fare con un broccolo romanesco, le cui cime sono la ripetizione sempre dello stesso disegno, una omotetia interna, appunto. Con la matematica si può giocare, si pensi alle carte, per fare l’esempio più banale. E la matematica risponde anche a una esigenza innata dell’uomo: contare, enumerare, ordinare. Sin dalla notte dei tempi. Anche ai tempi di Carlomagno. Raffaella Franci è professore ordinario di Matematiche complementari presso l’Università di Siena: studiosa di Storia delle matematiche, ha pubblicato numerosi saggi sulla storia della matematica medievale. Ora (in realtà si tratta di una seconda arricchita edizione, divulgativa nel senso più alto del termine, con testo latino originale a fronte, bibliografia, commenti, esegesi, cronologia e bellissime immagini) la sua curatela è rivolta all’opera di Alcuino di York, monaco, filosofo, teologo e beato anglosassone, uno degli artefici del cosiddetto rinascimento carolingio, che nel 781 è stato chiamato alla corte di Carlomagno e ha raccolto una serie di problemi originali e divertenti, giochi, scherzi, indovinelli, da usare come strumento per l’educazione – l’applicazione pratica, al di là del valore simbolico ed esemplare, è infatti chiara, in ambito commerciale e non solo – e il diletto dei giovani e che in realtà hanno preconizzato molte scoperte, piacevoli e moderni oggi più che mai.



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