Giornate tranquille

Giornate tranquille
Leàle, detta Lea, ha sessant’anni e lavora da una vita come manicure nel negozio di parrucchiere di Zaytshik, in un quartiere di Tel Aviv. Della sua infanzia ha solo ricordi confusi e terrificanti: una bambina ebrea tenuta nascosta per anni in una buca sottoterra da una donna misteriosa che voleva salvarla dai nazisti. Scampata alla guerra, senza alcuna memoria della sua famiglia d'origine, viene portata via da Mordekhai, che raccoglieva dagli orfanotrofi i piccoli ebrei per portarli in Israele. Lea diventa donna in un kibbutz, sentendosi sempre estranea e incapace di provare sentimenti, finché non incontra Srulik, un sarto di vent'anni più anziano, che la sposa e la conduce con sé in città. Dal loro amore nasce un figlio, Eytan: nel calore della nuova famiglia e del legame con la sua vicina Rosa, Lea trova per la prima volta un po' di serenità. Ma la felicità svanisce con la morte prematura di Srulik: a salvare Lea arriva Zaytshik il parrucchiere, che aveva condiviso con suo marito la terribile esperienza del campo di concentramento e che le insegna il mestiere di manicure. Nel piccolo salone di bellezza di Zaytshik si danno appuntamento tutte le reduci dei lager: donne che hanno perso gli affetti più cari nel mondo di là e che cercano con tutte le loro forze di ricostruirsi un'esistenza. Donne che nascondono segreti indicibili a cui Lea impara presto a non domandare mai niente: sono le loro mani e i loro silenzi che le raccontano tutte le verità che il cuore non osa dire ad alta voce. C'è Ida, la bella estetista che vuole morire per riabbracciare i genitori, Zila, a cui i nazisti hanno strappato le unghie, Tanya, che durante la guerra si era celata sotto una falsa identità e che si confida solo con il suo cane Rexy. Gli anni scorrono veloci, tra una passata di smalto e un taglio ai capelli, e in Lea sboccia un amore profondo per Zaytshik, tanto che la sua morte la precipita in un abisso di disperazione, da cui solo la condivisione del dolore con le sue affezionate clienti potrà salvarla...
Lizzie Doron al suo terzo romanzo scava sempre più a fondo nelle tematiche a lei care, tutte corollari dell'esperienza dei sopravvissuti alla Shoah che approdano in Israele con il loro carico di antiche angosce, cercando strenuamente una nuova felicità. Lea però non è come gli altri, la sua sofferenza sprofonda nella mancanza delle radici, come se i nazisti le avessero sottratto non solo la famiglia ma anche la possibilità di costruire una propria identità, di sentirsi parte della comunità di Israele. Le “giornate tranquille” sono il periodo del lutto e della separazione, dove si deve scendere a patti con una solitudine che sembra quasi atavica. Qui bisogna imparare l'arte del distacco e della rinuncia, senza  perdere quella gioia di vivere che si annida nelle piccole cose di tutti i giorni, quelle che Lea possiede da molto tempo senza essersene resa conto: l'amicizia, gli affetti sinceri, cementati giorno dopo giorno.

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