Giorni di neve, giorni di sole

Il cielo è sereno, sopra Buenos Aires. Un volo di linea, che fa scalo a New York, riporta verso l’Italia  Alfonso Mario Dell’Orto: era partito dal suo paesino nel comasco, nel lontano 1934, alla volta dell’Argentina. Ora, nel tragitto del ritorno, fra il bianco delle nuvole e l’azzurro terso di un cielo di speranza, il senso del viaggio è duplice: in avanti verso l’Italia, indietro verso il passato. L’Italia è il paese lasciato alle spalle e al quale si ritorna con l’amore di un figlio che torna a casa; ma la memoria non può non ripercorrere il tempo trascorso in Argentina, terra di adozione e di radicamento. Da una parte la vecchia Italia che aspetta il rientro del figlio espatriato; dall’altra l’Argentina, paese che ha accolto generosamente il figlio d’Italia e che lo ha allevato  con identico amore. Il cuore e la mente di Alfonso (simbolo di ogni espatriato) vivono dimidiati, tra due identità, due lingue, due culture. Se l’Italia è il piacevole ricordo dell’inizio dell’avventura, l’Argentina è l’avventura nella storia: una storia che include gli amori, le sofferenze, le speranze, le disillusioni. Nel capitolo argentino, poi, la parte rilevante è costituita dal cambio drastico degli equilibri di governo, della guerra civile in una terra che fu la prima in sudamerica a varare il principio del suffragio universale maschile, della repressione, delle feroci dittature militari, della inaccettabile scomparsa nel nulla di decine di migliaia di persone innocenti: i desaparecidos. Fra questi, ci sono Patricia e Ambrosio, due nomi fra i tanti che però hanno ancora oggi, per Alfonso, il peso di un macigno sul cuore...
Il 24 marzo 1976, un golpe attuato in Argentina da una giunta militare conduce al potere il Generale Jorge Rafael Videla ed impone la legge marziale. Migliaia di oppositori al regime, combattenti per la libertà, sono illegalmente imprigionati, torturati, e massacrati . Inizia quella che divenne conosciuta come la ‘guerra sporca’. Il bilancio di questa violazione dei diritti dell'uomo è terribile: 2.300 omicidi politici, oltre 10.000 arresti politici e la scomparsa nel nulla di circa 30.000 persone. Uno spaccato doloroso di una storia non solo argentina ma dell’umanità tutta, raccontata con i toni e le cadenze di una dolce nenia malinconicamente sorridente: inebetita, com’è, dall’atrocità della sofferenza e del dolore. Una storia che non è ancora terminata e che reclama, con il silenzio angosciante dei desaparecidos, una risposta finale dall’umanità. E tuttavia, di là del valore della testimonianza umana e storica e politica, il libro sul piano letterario non riesce a guadagnare quel profilo di ‘opera’ immancabile, scivolando piuttosto in una operazione dell’anima che non tocca per nulla l’arte della scrittura.

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