Giorni migliori

Giorni migliori

La parola «manifesto» è un sostantivo che a livello politico porta con sé significati importanti, anche se oggi l’idea di un manifesto politico può apparire fuori dal tempo. È però anche aggettivo, sinonimo di trasparenza e limpidezza, oltre che voce del verbo «manifestare». Oggi più che mai si deve manifestare il proprio punto di vista, che deve per forza di cose essere distante da quello utilizzato dalle classi dirigenti negli ultimi anni; oggi più che mai la buona politica deve avere come obiettivo quello di aggredire le disuguaglianze e restituire speranza a chi l’ha persa. Non ci si può rassegnare al desolante quadro politico al quale ci siamo purtroppo abituati: ce lo dicono la vittoria dell’homo novus Macron in Francia, il risultato epocale del laburista Corbyn nel Regno Unito, ma anche l’ascesa dei 5Stelle in Italia. La rassegnazione porta a svolte autoritaria e qualunquiste, mentre oggi la priorità sono quelle che Bernie Sanders definisce “real issues”, le sfide vere, che influenzano nel concreto la vita delle persone, quei temi “che cambiano i rapporti di forza e di potere, tra i molti e i pochi”. Quale deve essere quindi la bussola da tenere sempre a mente nell’agire quotidiano? Innanzitutto, le questioni nazionali vanno inserite in una logica globale: non siamo soli al mondo e l’idea di innalzare muri, fisici o metaforici, non porterà a nulla di buono, la chiusura potrà solo peggiorare le cose. Europa, migrazioni, sfide climatiche, la finanza e il suo influsso sull’economia globale, questi devono essere i temi da cui la sinistra deve ripartire, per differenziarsi da quella destra con cui governa (o da cui prende spunto per i programmi) da troppo tempo…

Giorni migliori è un saggio pensato e scritto dal politico Giuseppe “Pippo” Civati, già esponente di spicco del PD e candidato alla segreteria sconfitto da Matteo Renzi. Dopo aver tentato di condurre all’interno del partito le battaglie della minoranza di sinistra, ha lasciato nel 2015 per fondare Possibile, un nuovo soggetto politico che è poi confluito in Liberi e Uguali. L’idea di questo manifesto, scritto in collaborazione con Stefano Catone (collaboratore di Left, Radio 24 e il Parlamento europeo) e Francesco Foti (membro del comitato organizzativo di Possibile), è quella di dare un nuovo orizzonte all’Italia, ovviamente adottando una prospettiva riformista e di sinistra. La prima parte è dedicata alla sezione intitolata “i tweet del progetto”, dove il programma per un Paese migliore viene sintetizzato in frasi da 140 caratteri, assecondando quella semplificazione forse eccessiva che la politica italiana ha subito negli ultimi anni. Si parte con l’analisi delle politiche sbagliate degli ultimi anni per giungere a delle possibili soluzioni. Chi conosce la comunicazione utilizzata da Civati sa che ricorre spesso a battute e ironia, e non vi rinuncia nemmeno in questo caso. Tutto viene argomentato utilizzando un linguaggio abbastanza accessibile ai più, ma il saggio viene nobilitato da riferimenti colti (su tutti, quelli frequenti alla mitologia classica e quello alla Macondo di Marquez). Troppo spesso la politica parla alla pancia delle persone, troppo spesso i politicanti di casa nostra vestono i panni dei demagoghi. Ecco, se vi aspettate questo da Civati rimarrete delusi, perché troverete invece uno dei pochi politici culturalmente e ideologicamente preparati in questo marasma di uomini del fare veri o presunti, in grado di trattare in queste pagine tutte le tematiche di più stringente attualità, a partire da Europa, migranti, diritti dei lavoratori, investimenti nella scuola e nella cultura. L’auspicio è che il libro venga letto, e che magari i propositi non restino solo su carta.



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