Giverny il giardino di Monet

Giverny il giardino di Monet

Nel 1883 Claude Monet si trasferisce nel villaggio di Giverny, un borgo francese a 75 chilometri da Parigi, insieme alla compagna Alice Hoschedé e ai loro figli, nati da precedenti relazioni. Acquista una grande casa e il giardino di fronte, consapevole che la bellezza del posto nutrirà la sua ispirazione artistica. Negli anni successivi, pur con impicci burocratici, conclude l’acquisto di altri terreni nei dintorni della villa. La resistenza e l’impressione negativa degli abitanti di Giverny vengono meno gradualmente, grazie alle risorse che la presenza del severo e corpulento Monet porta alla comunità, abili giardinieri vengono reclutati per la cura delle innumerevoli piante fiorite. Nel 1893 il pittore avvia le trattative per l’acquisto di un altro pezzo di terra, al di là del tratto ferroviario oggi trasformato in una strada, dove farà allestire uno spettacolare giardino acquatico – attualmente raggiungibile attraverso un sottopassaggio cui si accede dal giardino collegato alla villa. Il via vai di celebrità e ospiti porta guadagni e lustro a Giverny e Monet può godere della bellezza dei suoi possedimenti e seguitare a dettare le regole per la gestione dei suoi “parterre di fiori ordinati e simmetrici” fino a quando la morte, sopraggiunta nel 1926, non lo sottrae ai suoi idilli risparmiandogli il turbamento del tracollo finanziario che travolgerà la sua famiglia…

 

 

La grande casa rosa dalle persiane verdi si erge in mezzo ai fiori. Le rose rampicanti ingentiliscono la visuale e la varietà Mermaid, la preferita di Claude Monet, sboccia sotto la finestra della camera in cui dormiva il pittore. Cominciano alla fine degli anni ’70 i lavori di recupero tramite la soprintendenza di Gérald van der Kemp e il supporto di Lila Acheson Wallace. Dal 1980 i visitatori invadono la proprietà e lunghe file ordinate si formano davanti all’ingresso, mentre i giardinieri con discrezione si muovono tra i turisti per strappare le erbacce e piantare i nuovi semi. Monet era appassionato di botanica, molte varietà floreali furono da lui selezionate affinché nella luce perfetta fossero il soggetto ideale per i suoi quadri. Si occupò anche della creazione di ibridi insieme a Georges Truffaut. Nessun fiore fu acquistato a caso, ognuno doveva avere la sfumatura giusta per integrarsi con gli altri e rendere in pittura. Nei ricordi degli amici e dei suoi figli, Giverny occupa un posto speciale, essere invitati a trascorrere del tempo in famiglia era un privilegio. Anche l’interno della casa offre un caleidoscopio di colori da togliere il fiato, come la cucina dalle pareti ricoperte di maioliche azzurre di Rouen o la sala da pranzo dove tutto è dipinto di giallo: i mobili, i tubi della stufa, le finestre, e dove hanno sostato amici del pittore come Rodin, Manet, Radimský. Nella casa odierna persino i soprammobili si trovano al loro posto per permettere a chi va in visita di cogliere l’essenza di una vita e di una figura così grandiosa, come si evince dalle magnifiche foto che compongono il volume e dalle parole di Istvàn G. Nemeth: “ Per me, per noi e per chissà quante altre persone che ho visto passeggiare qui, c’è nello sguardo quella particolare scintilla che va oltre ciò che si vede: la forza di un eterno rinnovamento in consonanza con questo giardino che non è mai né del tutto lo stesso né del tutto un altro”.



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