Gleba

Pensava proprio di avercela fatta a superare la sindrome dello sfigato dell’Istituto Banno: Paolo, ragazzo tranquillo, insicuro ed introverso, volteggia leggero verso la sua prima vera dichiarazione d’amore, quella per Simona Delas, l’unica ragazza di tutto l’istituto che sembra avere qualche attenzione per lui. Ma si rivela anche essere la prima grande delusione d’amore per Paolo, un altro colpo alla sua autostima, consumato nell’innocenza di un tavolino freddo di un bar. Nel frattempo, in quello stesso bar del centro commerciale, una donna con un’elegante borsetta nera griffata Dior si affretta a sedersi ad un tavolino appena liberatosi, lasciando a bocca asciutta Enrico e Valeria, una coppia medioborghese uscita per festeggiare il nuovo lavoro di lui e di lei. E sempre in quello stesso momento Amina, fasciata dal suo hijab, irrompe sempre in quello stesso bar, urlando e rifugiandosi finalmente in bagno. Anatomia di un istante nel quale per la prima volta si incontrano tutti questi personaggi di una affollata e disinteressata città, tutti troppo indaffarati a risolvere il loro piccolo dramma, che poi è il dramma di tutti. Paolo con il suo carico di dubbi e speranze; Enrico con il suo stralunato ottimismo; Valeria con le sue verità nascoste; la compagna Diana con i suoi rancori; Amina con la sua rabbia e la speranza di cambiare vita, dandole finalmente un senso. Ma non sarà l’ultima volta che la vita si divertirà a metterli insieme, contemporaneamente nello stesso posto e nello stesso momento. Anche se non sarà per un caffè…

Gleba, quarto romanzo del collettivo Tersite Rossi, è uno spaccato feroce e apparentemente schizofrenico delle contraddizioni che convivono nella nostra quotidianità. È un romanzo anomalo, ambientato in un’epoca storica senza un preciso connotato, anche se facilmente desumibile. È un romanzo che parla di lavoro, di quanto possa essere distruttivo e di quanto possa annientare un individuo, diventando totalizzante, impadronendosi della sua dignità e della sua esistenza. È anche un romanzo che denuncia lo sfruttamento del lavoro, la mercificazione del lavoro e soprattutto la mercificazione dei lavoratori. Per questo, andando oltre la storia, è anche un romanzo distopico che crea una nuova storia, ne determina possibili scenari del tutto immaginari, ma non troppo. È un romanzo che parla di sentimenti che non sempre si riescono a dire, che serpeggiano nell’inconscio delle persone per poi venirne a galla: e non sempre sono sentimenti positivi, anzi molto spesso si tratta di voglia di rivincita, di rivalsa, di voglia di affermarsi anche a discapito di altri. O semplicemente voglia di quella giustizia che sembra essere calpestata dalla vita stessa. È un romanzo che parla di isolamento e di incomunicabilità, quella che accomuna tutti i personaggi travolti dal loro singolo destino e per questo, anche se tutti contemporaneamente nello stesso posto, incapaci di coalizzarsi contro quel destino freddo e implacabile. Persone ridotte a gleba appunto, a schiavi di altri schiavi, a schiavi della vita. Gleba è un libro duro, costruito e liberamente ispirato a fatti e situazioni realmente accaduti, è un libro che rimodellando e rileggendo quei fatti ci parla in prima persona annunciandoci quello che la storia ancora non ci ha detto. Nella sua crudezza, Gleba ci apre gli occhi: per questo la lettura, legata ad una scrittura molto raffinata e adattiva, risulta alla fine quasi gradevole, sicuramente catartica. Gleba è un romanzo che va letto, assolutamente.

LEGGI L’INTERVISTA A TERSITE ROSSI



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