Gli adulteranti

Gli adulteranti
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Londra, Longford Close, interno 8b. Un uomo sposato e una donna nubile civettano a una festa. L’uomo si chiama Ray e tra pochi mesi diventerà padre per la prima volta. La moglie di lui non c’è, e Ray si preme di nominarla appena la faccenda si fa scottante. Fa cenno poi a un amico, Dave, di avvicinarsi e lo presenta alla donna, così da potersi allontanare senza apparire scortese. Una sosta in bagno e poi in cucina, a civettare con Marie, la moglie del padrone di casa, visibilmente un bicchiere oltre la soglia di decenza. Gli racconta che lei e il marito hanno questo accordo, che ciascuno può andare a letto con un’altra persona, ma solo una volta l’anno e purché non sia un amico o un’amica di entrambi. L’equivalente di due squadre di calcio più lo staff tecnico, se si auspica un matrimonio duraturo. Un gesto di fiducia totale che suscita in Ray una certa ammirazione. Chissà cosa ne penserebbe sua moglie, si chiede. Marie gli confessa però di aver tradito Lee in un altro modo, attraverso la menzogna anziché il sesso: gli ha fatto credere di aver avuto un amante l’anno, come pattuito, mentre in realtà gli è sempre stata fedele. Fino a quella sera, forse. Il suo racconto non è pourparler: infatti - se lo desidera - potrebbe essere proprio Ray il primo...

Quanto è opprimente il peso dei trent’anni? Un appartamento in città, una carriera che forse decolla ma chissà, un matrimonio celebrato da giovani incoscienti, una pila di rimpianti e viaggi mancati e scelte sbagliate. Quando tua moglie ti dice di essere incinta, è come se ti catapultasse nel mondo dei grandi, ed è un mondo non indicato sulle carte geografiche, in cui non sai bene come orientarti. Scopri allora tutte le tue carte, l’arguzia e la simpatia che quando eri al college funzionavano, e speri di sfangartela così da qui all’eternità. Ignorando tutto quello che succede là fuori: la politica, le marce di protesta (il romanzo è ambientato durante i disordini a Londra nel 2011), la crisi economica e tutte quelle responsabilità a cui gli adulti, per definizione, non si sottraggono. Ti travesti da un Peter Pan che non vuole mai crescere, finché non ti metti in testa di essere lui per davvero. Così vai alle feste, civetti e bevi più che puoi, finché torni a casa e dai un bacio sulla fronte a lei, che è sempre stata lì ad aspettarti. La storia di Ray, prima di quella sera e quella festa e tutto ciò che è venuto dopo, si può riassumere più o meno così. Possiamo invidiarlo o compatirlo o addirittura detestarlo, a seconda della fase della vita in cui ci troviamo. John Dunthorne è un maestro a trascinarci lungo tutte e tre le sensazioni, e a sentire la precarietà esistenziale di questo personaggio.

 


 

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