Gli altri vittoriani

Gli altri vittoriani

William Acton è considerato uno dei più importanti testimoni della sessualità di epoca vittoriana. Dopo gli studi in farmacologia si è specializzato nelle malattie urogenitali, ma più della professione medica lo ha attirato quella dello scrittore e le sue opere hanno spaziato da argomenti clinici come le malattie urologiche, a quelli sociali come illegittimità e prostituzione. Il suo impegno divulgativo legato alla prostituzione ha condotto alla legge del 1866, che obbligava le prostitute a controlli medici regolari nelle zone a rischio: aree di leva e accampamenti militari. La lotta alla sifilide non era gradita ai devoti intransigenti, che la percepivano come giusta pena per chi abbandonava la moralità. La prostituzione era riconosciuta come un dato di fatto, ma da regolarizzare a norma di legge. Merito di Acton è l’aver restituito alle prostitute la loro umanità attraverso i suoi scritti, demolendo l’idea che fossero mostri abietti. Per contro le pubblicazioni sulla sessualità infantile sono confuse e contraddittorie, corrotte da un moralismo spicciolo e da luoghi comuni legati alla sessualità maschile. Esagerata la fobia della masturbazione, identificata causa di ogni male. Di poco successiva agli studi di Acton è l’opera a firma di Pisanus Fraxi, resa pubblica nel 1877. Un index in lingua inglese che raccoglie scritti di argomento sessuale e pornografici. Nel 1879 segue un secondo volume e nel 1885 si conclude la trilogia. Dietro il particolare pseudonimo si nasconde il mercante Henry Spencer Ashbee. Uno dei principali collezionisti europei di libri pornografici: “introdotto nei meccanismi di quella industria e nelle abitudini e pratiche degli imprenditori che vi si guadagnavano da vivere”. Una delle più celebri opere dell’epoca, composta da undici volumi è La mia vita segreta, memorie trascritte da un gentiluomo, che riguardano la sua giovinezza e l’età adulta e che raccontano le innumerevoli pratiche sessuali cui ha partecipato. L’opera solo in seguito a riorganizzazione e rimaneggiamenti fu data alle stampe. Rappresenta un documento formidabile di storia sociale, riporta abitudini igieniche e pratiche fisiologiche ritenute normali, come urinare in pubblico nei parchi cittadini…

L’opera di Steven Paul Marcus, oltre a riportare testi che illustrano l’approccio alla sessualità in epoca vittoriana, ha il pregio di analizzare tali opere anche dal punto di vista dello stile letterario e dei metodi di ricerca, o della loro totale assenza. Gli altri vittoriani viene pubblicato per la prima volta nel 1966, è indubbio che a una lettura odierna risulti anacronistico e carente di approfondimenti socio-culturali sviluppatisi in seguito, ma resta un testo che è a sua volta una testimonianza della volontà di fare luce in modo oggettivo sull’erotismo e la sessualità di un’epoca romanzata e patinata e che nell’iconografia generale è rappresentata come età di gentiluomini e dame che sorseggiano il tè. Marcus indulge all’ironia quando descrive gli errori grossolani in ambito anatomico o linguistico degli autori che analizza e inserisce numerose citazioni dickensiane – il suo cavallo di battaglia – per fare confronti. Grande spazio è dedicato all’opera La mia vita segreta (oggi leggibile anche in italiano), spaccato sociale esemplare, che descrive il rapporto tra le classi, le abitudini sessuali, i prezzi delle prostitute. Ma come è nata l’idea di elaborare un saggio di questo genere nella mente del decano della Columbia University? Nel 1961 durante una visita estiva all’Istituto per la Ricerca Sessuale ha modo di parlare col ricercatore John H. Gagnon e in seguito con Paul H. Gebhard, direttore dell’istituto, che gli propongono di mettere mano agli archivi e alla biblioteca, in gran parte frutto del lavoro di Alfred C. Kinsey, il celebre sessuologo la cui controversa ricerca, confluita nelle pubblicazioni del “Kinsey Reports”, è stata basilare per gli studi sulla sessualità del Novecento. Nella prefazione alla seconda edizione Marcus riconosce i limiti del testo, ad esempio ha trascurato il materiale fotografico, ricchissimo, che ha visionato durante la stesura dell’opera e non ha approfondito il tema dell’omosessualità. Marcus è morto ad aprile del 2018 e chissà quali idee si era fatto in merito all’erotismo, al sesso e alla pornografia odierni, soprattutto alla luce dello sviluppo scientifico che li condiziona con strumenti quali la realtà virtuale e i contestati sex robot.



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