Gli anni al contrario

Gli anni al contrario
Aurora e Giovanni sono due ragazzi come tanti che vivono in una città di provincia del profondo sud, Messina.  Studiano entrambi all’università Filosofia, si incontrano, si innamorano e dal loro amore nasce una bambina, Mara. Fin qui sembra tutto molto “ordinario”, se non si tiene in conto che Aurora e Giovanni vivono la loro gioventù in un’epoca tutt’altro che ordinaria, la fine degli anni Settanta. Anni di fermenti, rivendicazioni, rabbiose lotte politiche, passioni incontrollate. Anni in cui molti ragazzi si illudono di poter dare un contributo concreto e immediato alla Storia, di smarcarsi dalle monotone vite borghesi che conducono. Uno di questi ragazzi è Giovanni. Giovanni, che non può accontentarsi dell’amore di Aurora e Mara perché la vita vera è altrove, è a Roma, a Bologna, dove i compagni combattono sul serio, lottano per cambiare la società, mentre lui è incatenato nella sua sonnolenta provincia, legato a una famiglia che gli è capitata tra capo e collo. E così è Aurora a dover crescere di colpo, a lasciare l’università e trovarsi un lavoro come maestra per pagare le bollette e mantenere la figlia, cercando di sopportare le sempre più frequenti assenze del marito, i suoi colpi di testa. Lui cerca un modo per ritagliarsi un ruolo attivo nella protesta, è convinto fautore della lotta armata, cerca contatti con Bologna e gruppi locali, senza risultato. Lontano dal cuore della battaglia, si sente isolato, inutile. La frustrazione lo getta nello sconforto più profondo e lo allontana sempre più da Aurora. I due ragazzi sembrano aver intrapreso strade parallele…
Il primo romanzo di Nadia Terranova (già apprezzata autrice di libri per ragazzi) racconta la furia rivoluzionaria degli anni Settanta vista però dalla prospettiva di chi non ha potuto parteciparvi, ma solo guardarla da lontano. E non solo per ragioni geografiche. Aurora e Giovanni provengono da famiglie borghesi, benestanti. Entrambi crescono soli, con padri e madri assenti, con la certezza di non voler diventare come loro, ma con le idee confuse su cosa voler diventare. Ognuno trova il suo modo per costruirsi un’identità: Aurora con lo studio, Giovanni con le sue inquietudini che cerca di canalizzare nella politica e poi nelle velleità rivoluzionarie, ma con l’unico risultato di diventare un emarginato, un inetto alla vita. Il suo fallimento è il fallimento di una generazione che ha creduto in un’utopia, e poco importa che lui non abbia combattuto, non abbia ucciso nessuno né sia finito in carcere. La Terranova sceglie un punto di vista insolito per raccontare quegli anni e la disperazione di chi non ha agito, profonda quanto quella di chi ha potuto farlo. Giovanni è un personaggio negativo, ma è anche una vittima. Su di lui il giudizio è sospeso e così su Aurora. Ognuno di loro cerca semplicemente di vivere come può, navigando a vista, con i pochi punti di riferimento a disposizione. Chi abbia ragione o torto non è importante. Lo sguardo della scrittrice è limpido e privo di pregiudizi, come quello di Mara, che “nacque con enormi pupille nere e fissò tutti con aria interrogativa”. Cercava risposte. Ma anche lei se le sarebbe dovute inventare.

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