Gli anni impossibili

Gli anni impossibili
“L’anno della siccità segnò il culmine dell’amicizia tra me e mio nonno”: è un legame forte, fatto di ammirazione e di un profondo bisogno di riconoscimento quello che lega l’adolescente protagonista della storia a suo nonno, uomo volitivo e risoluto. In un luogo indefinito – ma rintracciabile tra Siena e Volterra – prende forma la storia che lo stesso giovane racconta come se leggesse le pagine del suo diario. In via dei Tre Mori di un ignoto paese, il ragazzo vive insieme ai suoi genitori e ai due nonni materni. La casa è grande e bella ed è il frutto di tanti anni di intenso lavoro e di risparmi, accumulati immaginando il giorno in cui, dismessa l’attività di albergatori, i nonni avrebbero potuto finalmente riappropriarsi del loro tempo. Quel giorno arriva, ma nei fatti, nulla è come era stato immaginato. Il nonno è un uomo esuberante e vigoroso e non accetta di arrendersi alla tranquilla inattività. Investe tutto il denaro messo da parte per comprare un podere da coltivare con viti e ulivi, dedica tutto se stesso allo studio delle stagioni, delle semine e dei raccolti. Il nipote, affascinato da quell’entusiasmo, segue l’uomo nelle sue peregrinazioni in mezzo alla campagna, trova in essa un appagamento sincero, impara a conoscerla dal profondo… ma con l’inizio della primavera sopraggiunge un lungo periodo di siccità, l’afa ammorba ogni pianta e inaridisce ogni germoglio, tutto è perduto. Dinanzi allo sguardo impotente del nipote, il nonno cade in uno stato di profonda depressione, decidendo, infine, di allontanarsi dalla famiglia; lascia tuttavia dietro di sé una lunga scia di debiti derivanti dai fallimenti delle sue improvvide imprese. È l’inizio di una nuova fase nella vita del giovane, ora è la miseria la nota costante dello spartito: l’assenza del nonno si unisce alla progressiva presa di coscienza da parte del ragazzo sia degli errori commessi dall’amato vecchio sia della condizione di estrema povertà in cui è piombata la sua famiglia. Le certezze di ieri diventano le angosce del presente e come se mai li avesse incontrati prima, il ragazzo scopre e si confronta con sentimenti come la cattiveria, l’amore, la vendetta e la vergogna…
La trilogia Gli anni impossibili si compone di tre racconti: La siccità, La miseria e Il gelo. Di questi, i primi due sono il frutto della prima fase della produzione narrativa di Bilenchi, che si concentra nella prima metà del ‘900, tra gli anni trenta e quaranta. Il gelo, invece, scritto molti anni più tardi e pubblicato per la prima volta nel 1981, di tale pausa reca i segni. La prosa, semplice e denotativa nei primi due racconti, si fa più limpida e asciutta ne Il gelo e la vena descrittiva, che di tanto in tanto appesantisce e rallenta il ritmo del racconto, lascia il posto ad un incedere fluido, impreziosito da una scrittura schietta ed estremamente efficace nel ritrarre anche i più tenui moti dell’animo. Come nel suo primo romanzo, Conservatorio di Santa Teresa, spiazza l’assenza di una vera trama o di una definita caratterizzazione dei personaggi: tutto è sospeso e in attesa che qualcosa accada. Si tratta, come è ovvio, di una deliberata scelta dell’autore, secondo il quale “Quando si parla di romanzo non possiamo riferirci al numero delle pagine, né alla presenza di un intreccio”. Questo genere di componimento, che in Bilenchi si contraddistingue per la costante dimensione autobiografica e la centralità del mondo dell’infanzia, deve “cogliere quei rari momenti di turbamento, di emozione in cui l’uomo riesce ad ascoltarsi vivere, a prenderne coscienza”. Considerata tra le opere più riuscite dello scrittore giornalista toscano, Gli anni impossibili scandaglia uno stadio ninfale dell’esistenza umana, la metamorfosi dall’adolescenza all’età adulta. Della trilogia, Il gelo è il compimento di un romanzo unico sull’infanzia  e – come scrive Benedetta Centovalli nella sua prefazione al libro – “è miniatura perfetta, apice e colmo. Come Jerome D. Salinger e Henry Roth, che hanno fissato nella loro narrazione l’età più incerta e impossibile dell’uomo”.

 

 

 

 
 
 
 
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