Gli Argonauti a Roma

Gli Argonauti a Roma
Inizi del ‘700. Roma. Tra Porta del Popolo e il Gianicolo, tra Monte Mario e l’Esquilino. La collina e ‘l’erta erbosa’ di Cristina di Svezia e i cancelli della villa del marchese Massimiliano Palombara, dove sorge la Porta Magica. In questi e altri luoghi si snodano i dialoghi di una cerchia di persone quasi interamente tese in un ‘discorso continuo tra passato e presente’, tra l’immediato e la sapienza antica; pronti a spogliarsi di pesantezze mondane, vizi e invidie e chiusure di ogni sorta; pronti a salpare sulla Nave Argo verso il Secolo d’Oro. Il punto di partenza e di riunione è il corpo dell’Accademia degli Umoristi, importante centro romano di produzione e di aggregazione culturale e politica della prima metà del seicento, che pur con qualche ‘silenziosa pausa’, a detta dell’autore dei Dialoghi Eruditi, Giuseppe Giusto Guaccimanni, prosegue il suo cammino fino al XVII secolo. Guaccimanni arriva a Roma nel 1680. Entra in contatto con gli Umoristi e con Cristina di Svezia, Francesco Maria Santinelli e Massimiliano Palombara, uniti da interessi ermetico-alchemici. Il Discorso Continuo, allora, scorre parallelo alle vicende alterne dell’Accademia: va ‘dall’aura ispiratrice’ di Torquato Tasso (fine ‘500) fino a Giovanni Francesco Albani (Clemente XI) impegnato nel tentativo di salvare l’istituzione nel Settecento. Nei Dialoghi, alchimia e poesia ermetica collegano i primi Umoristi ai contemporanei del Guaccimanni. Si sale sul Monte Mario di Cristina di Svezia, o ci si accosta ai cancelli di Villa Palombara. In attesa del Secolo d’Oro, e del ritorno degli Argonauti…
Intorno ai – e all’interno dei - Dialoghi Eruditi del Guaccimanni, Maria Fiammetta Iovine, libera ricercatrice di alchimia, ermetismo e Rosacrocianesimo, traccia la trama di personalità altolocate (eppure, in un certo modo, distanti dalla loro posizione sociale) impegnate ad ascoltare con attenzione ciò che la tradizione ermetica tramanda e ispira; ne punteggia la mappa dei movimenti, cercando di suggerire la Roma seicentesca e delle accademie, così come si disegna nel manoscritto, angoli di città sui quali, come più volte la Iovine accenna, ci si può quasi affacciare. Un prezioso documento d’introduzione a un manoscritto a lungo abbandonato. Lo spazio è poco, è sì una presentazione, eppure gli spunti dati dalle domande e dai collegamenti sono tanti, e pronti – ne  attendiamo gli sviluppi - a ramificarsi.

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