Gli eroi bevono vino

Gli eroi bevono vino

Nei poemi di Omero i banchetti sono condotti secondo una procedura rituale che, pur con qualche variante, sembra rispondere sempre al medesimo schema tipo: agli ospiti viene dapprima offerto del vino, in parte versato puro come libagione agli dei; poi si passa alla preparazione ed alla consumazione del cibo. Così era nei banchetti per gli ospiti, nelle feste conviviali, nelle riunioni formali e informali, nei rituali di accoglienza, nei simposi filosofici e politici. Ecco, l’idea del simposio è quella che, dopo Omero e i suoi poemi, continua ad essere il tratto fondamentale delle riunioni di greci, pur sempre a base di vino. L’intera storia greca è segnata dalla presenza di questa bevanda colorata e inebriante. E non solo, la storia. Anche la fantasia, il racconto mitologico della Grecia antica sembra essere organizzato tutto intorno all’elemento vino: proprio Dioniso, dopo aver scoperto la dolcezza del frutto della vite e aver imparato a produrre vino, iniziò a viaggiare per il mondo in compagnia di una schiera di donne, le baccanti o menadi, e di satiri, creature per metà uomini e per metà capri (l’animale nel quale il giovane Dioniso era stato trasformato da Zeus e che per questo divenne a lui sacro). Quando la cultura greca, e la sua mitologia, influenza la nascente civiltà romana anche il vino si trasferisce nelle abitudini quotidiane dei ‘cives’: ma si sa, la civiltà romana, meno ‘filosofica’ e più pragmatica di quella greca, trasforma l’abitudine dei simposi in quella dei convivi: e così, ai dibattiti di filosofia e di politica si sostituiscono presto rituali orgiastici all’insegna dell’ebrezza e del buon vino. I romani, che nella prima età repubblicana avevano fatto della “frugalitas” il motto a cui conformare tutti gli atti di vita pubblica e privata (filosofia, peraltro, che aveva presto reso grande la piccola città di Roma), si ritrovarono ben presto, in età imperiale, a rappresentare il prototipo della civiltà decadente, tutta dedita a orge e festini a base di vino…

Il vino può essere, come spesso accade ai più svariati fenomeni di moda, il fil rouge attraverso il quale leggere un intero capitolo (e, forse, più d’uno) di storia: così accade che il succo dell’uva – oggi bevanda di gran moda insieme a tutto il mondo di gesti, professioni e oggetti rituali che lo accompagnano – possa essere identificato come il perno narrativo per raccontare sotto nuova luce e nuova veste un già noto periodo della storia della civiltà occidentale. Un racconto che, in questo libro, è reso leggero e piacevole da una scrittura ‘facile’ e senza pretese apparenti di ricercatezze scientifiche, quasi dal tratto ampiamente divulgativo, e però sempre molto attento al riscontro documentale. Ecco, allora, che la letteratura omerica tanto quanto la filosofia platonica o la poesia metamorfica d’Ovidio come la retorica ciceroniana vengono richiamate a sostenere non più il tradizionale saggio di storia greca e romana ma il racconto del racconto mitologico greco-romano senza che la parte “colta” appesantisca il discorso “leggero” sul e del vino. Insomma, il bicchiere, anche nella scrittura, può servire a dare leggerezza, a conferire allegria svagata anche a questioni altrimenti troppo ‘seriose’ e accademiche. Con l’attenzione, che va sempre tenuta alta quando si compiono certe operazioni, che nulla diventi eccesso e banalità: rischio al quale l’argomento del vino, ormai fin troppo ‘spremuto’, qualche volta espone.



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