Gli eroi perduti ‒ Ronac & Raila

Gli eroi perduti ‒ Ronac & Raila

Gli abitanti dell’isola di Marghecis non vedono di buon occhio Rassin Maned della Torre Dorata, un cercatore di tesori senza scrupoli che ha ottenuto il permesso dal governatore di riportare a galla un antico tesoro, appartenuto alla mitica città sommersa di Marghessidavel. Per ottenere i loro scopi gli uomini di Maned, capeggiati da Otten, non esitano infatti a tuffarsi in mare profanando il cimitero, frugando tra le anfore nelle quali gli abitanti dell'isola conservano le ceneri dei loro cari. Quella mattina si sta celebrando il funerale di un capovillaggio, ma i tuffatori sono comunque schierati sul molo pronti a continuare le loro ricerche: Maned infatti ha ignorato la richiesta di sospensione degli scavi per rispetto al morto. La tensione è palpabile, i marghitani pronti ad esplodere. Volano pietre, si alzano i toni. Esmeri, la vecchia del paese, sputa per terra maledicendo i cercatori. A mettere il freno ad una situazione che si preannuncia pericolosa è la giovane Raila, con l’aiuto di Ronac, la sorella minore. Le due ragazze, assieme a Revet, di nove anni, sono le figlie adottive di Maned. Raila, che ha già sedici anni, smania per diventare rassin un giorno e spera che Maned prima o dopo premi la sua abilità e il suo coraggio. Si accontenterebbe anche di diventare caposcavo intanto, visto che Otten comincia ad essere troppo vecchio e indolente per ricoprire il ruolo. Ma il vecchio Maned ha altri progetti per le sue attraenti ragazze: ha promesso al loro defunto padre ‒ sua leale guardia del corpo ‒ che avrebbe cercato di ottenere il meglio per loro. E cosa c’è di meglio di un buon matrimonio? Raila scopre così di essere promessa ad Alamor, un giovane rassin appena eletto che non gode della sua simpatia, ma che dovrà sposare in capo a due giorni e seguire nelle innumerevoli spedizioni per mare. La ragazza sembra rassegnata all’inevitabile, e mentre la moglie di Maned, Valimsa, armeggia con gli spilli per cucirle l’abito da sposa, la ribelle Ronac, arrabbiata, escogita un piano per mandare a monte il matrimonio...

Il giovane napoletano Simone Laudiero, di professione scrittore e sceneggiatore, ha cominciato presto ad appassionarsi al fantasy ‒ fin dalle elementari ‒ continuando poi a bazzicare il genere in tutte le sue declinazioni, dalla letteratura ai videogiochi, dal cinema ai giochi di ruolo. Ora è lui ad essere protagonista della scena proponendo il suo romanzo, la saga de Gli eroi perduti, della quale questo Ronac & Raila rappresenta un breve prequel, appena un’ottantina di pagine per cominciare a familiarizzare con atmosfere e personaggi. Da bravo uomo del sud, Laudiero non poteva che eleggere il mare come sua “ terra di mezzo” , e “dato che un fantasy si inizia partendo da una mappa”, ne ha creato una tutta sua: il mediterraneo diventa così la Croce Azzurra, luogo strategico e di grande bellezza composto da quattro bracci: settentrionale, meridionale, orientale e occidentale; un luogo che richiama alla mente epici immaginari, solcato da pirati, conquistatori e avventurieri pronti ad espugnare le suggestive fortezze costruite sui promontori. E per imprimere un sapore ancor più veritiero alla sua storia l’autore, escludendo volontariamente la lingua inglese, inventa dei nomi che risuonano arabeggianti ed esotici, mentre altri ‒ come Cartavel, ad esempio, la città al centro della saga ‒ vogliono essere nel contempo anche un richiamo a qualcosa di familiare (a Cartagine, in questo caso). Si capisce subito che le protagoniste di questo fantasy tutto italiano sono le donne: una in particolare, la ribelle Ronac, ispirata, dice l’autore, alla figura di Indiana Jones; una figura che vuole essere simpatica, scombinata, spesso inconcludente ma sempre col sorriso e un atteggiamento positivo nei confronti della vita: già in questo prequel abbiamo un chiaro assaggio del suo carattere prorompente e del suo coraggio, che avremo modo di apprezzare poi nel primo, effettivo capitolo della saga, Le mura di Cartavel.



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