Gli esclusi

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Vienna, fine anni Cinquanta. Un passante viene rapinato e malmenato selvaggiamente di notte nello Stadtpark da una banda di giovani teppisti. Gli aggressori sono i gemelli Rainer e Anna Witkowski, Sophie Pachhofen (un tempo von Pachhofen) e Hans Sepp. I primi tre hanno circa diciotto anni, il quarto un paio in più. “Rainer tende ad essere il cervello della banda, Hans le mani, Sophie una specie di voyeuse e Anna è in collera con il mondo intero”. L’atto di violenza è breve e selvaggio, poi i ragazzi scappano, imboccando la Johannesgasse: più tardi, dopo essersi divisi il bottino, tornano ognuno a casa propria. I gemelli nell’ottavo distretto, “dove abitano molti piccolo borghesi, soprattutto impiegati e pensionati”. Intorno al vecchio, squallido appartamento dove vivono con i genitori, “si ergono gli altri innumerevoli, miseri appartamenti della vecchia città imperiale”. Il padre dei gemelli è un veterano della Seconda guerra mondiale, ex SS. Ha perso una gamba e arrotonda la pensione di guerra facendo il portiere di notte in un alberghetto del centro. Tutto ciò che gli è rimasto – oltre agli orribili ma per lui esaltanti ricordi del tempo delle SS – è l’hobby della fotografia pornografica, per cui costringe la remissiva moglie Gretl a posare nuda per lui…

Nella motivazione del Premio Nobel per la letteratura che nel 2004 è stato assegnato a Elfriede Jelinek si legge tra l’altro che “le sue opere svelano con singolare passione linguistica l’assurdità e il potere irresistibile dei cliché sociali”. Questo è particolarmente vero nel quinto romanzo della Jelinek, l’ultimo della fase “anonima” della sua carriera: Gli esclusi uscì infatti nel 1980, due anni prima dello strepitoso, raggelante La pianista, che le regalò la fama mondiale. La scrittrice qui descrive con toni acuti ipocrisie, contraddizioni e segreti più o meno turpi della società austriaca del dopoguerra, in cui il miracolo economico è un paravento usato per nascondere un passato imbarazzante, quello del nazismo. I protagonisti sono quattro adolescenti viennesi molto diversi tra loro eppure legatissimi da vincoli non sempre confessabili: due gemelli – un esaltato col mito di Nietzsche, De Sade e Camus e della violenza rituale e una sadomasochista – una rampolla perversa e annoiata di una ricca famiglia e un fabbro rozzissimo che “leggono” la vita solo attraverso la lente della forza e della brutalità. Per guarire (o meglio per dimenticare, nascondere, esorcizzare) loro ferite, i quattro hanno adottato una strategia di fatta di ultraviolenza e sessualità scomposta che alla fine del romanzo giunge a una sanguinosa (e narcisistica) acme. La Jelinek descrive le gesta di questi adolescenti maledetti con uno stile provocatorio e sarcastico, grazie al quale riesce a mantenere una certa distanza di sicurezza anche dalle scene più “gore” o più esplicite sessualmente. Romanzo spiacevole per vocazione, Gli esclusi arriva finalmente anche in Italia grazie a La Nave di Teseo. Dal libro, nel 1982, il regista ustriaco Franz Novotny ha tratto un film co-sceneggiato dalla stessa Jelinek e interpretato da Rudolf Wessely, Emmy Werner, Paulus Manker, Ursula Knobloch e Alexandra Curtis.



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