Gli illusi

Gli illusi
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Londra, 1962. Audrey Howard, diciottenne dattilografa figlia di immigrati polacchi, incontra ad un party l’avvocato americano Joel Litvinoff e se ne innamora. Dopo quarantotto ore i due decidono di partire per gli Stati Uniti in cerca di miglior fortuna e di una nuova vita. Quarant'anni più tardi, nel 2002, a New York, Joel è diventato un famoso penalista radicale, con una reputazione guadagnata negli anni difendendo terroristi e assassini politici. Proprio la mattina in cui è pronto a cimentarsi in un importante processo a carico di un cittadino arabo-americano, accusato di commistioni con il gruppo di Al Qaeda, viene colpito da un duplice infarto che lo lascia incosciente e in uno stato di coma irreversibile. Al suo capezzale, oltre alla moglie Audrey, ormai cinquantanovenne, cinica e ingrigita da una vita spesa all’ombra dell’impegnativo consorte, accorrono le figlie naturali di Joel: Karla e Rosa, il figlio adottivo, Lenny, la madre Hanna, invalida su una sedia a rotelle e l’amica di Audrey, Jane. Karla, assistente sociale, posizionata sul gradino più basso delle aspirazioni genitoriali, è sposata con Mike, sindacalista convinto ma tiepido marito. In lotta perenne con la bilancia, Karla cerca la sponda di una gravidanza che non arriva, tenta la strada dell’adozione e finisce per innamorarsi di un edicolante arabo. Rosa, più carina della sorella, e senz’altro più ribelle, dopo aver vissuto quattro anni a Cuba, sostenendo le tesi di un socialismo oltranzista ormai anacronistico, vede crollare i propri ideali e diventa vittima di una parabola conservatrice. Responsabile di un programma di doposcuola per adolescenti problematiche nell’East Harlem, entra in crisi e si converte (non senza prevedibili travagli interiori) all’ebraismo. Lenny, il maschio adottato, figlio di una donna in carcere per furto, eroinomane e disadattato, è l’unico a cui Audrey riesce ad essere sconsideratamente devota. L’infarto di Joel, nell’avvicinare questo universo multiforme di caratteri, svela segreti, apre ferite e ridimensiona così violentemente esistenze e destini, per cui nessuno riuscirà ad essere ciò che era prima…
Reduce dall’enorme successo de La donna dello scandalo, tradotto in 29 lingue e adattato per il cinema in un film plurinominato agli Oscar (“Diario di uno scandalo”), Zoë Heller torna dopo tre anni con un romanzo più maturo del precedente e radicalmente diverso sia per i toni sia per gli argomenti trattati. Gli illusi è in tutto e per tutto una storia americana, un profondo, attento e dettagliato studio delle caratteristiche di una famiglia guidata da passioni politiche fortissime ma insidiata da profonde fratture, quindi incapace di trovare una qualsivoglia collocazione ideologica. Audrey è il centro attorno a cui ruotano gli altri protagonisti, ma il pianeta dominante rimane, lungo l’intera narrazione, la figura di Joel, anche e soprattutto attraverso la sua assenza e i segreti di una vita spesso vissuta in cocente contraddizione con i suoi stessi principi. Tutti faticano a trovare un posto, tutti diventano degli “illusi” nello sforzo ostinato e trasversale di cercare una propria verità e di riuscire a viverla. Lo fa Rosa sfuggendo alle gabbie di un matrimonio infelice, lo fa Karla affidando al Dio degli ebrei le proprie avvilite ansie rivoluzionarie, tenta di farlo Lenny, a suo modo, inseguendo un riscatto lontano dall’amore soffocante della madre. Alla fine sarà obbligata a farlo anche Audrey, risintonizzando quel mondo di certezze che per oltre un quarantennio aveva rappresentato una sicura garanzia di rispettabilità. Con una scrittura guidata da una padronanza stilistica impressionante: divertente, ironica, sottile e mai scontata, Zoe Heller non ha l’ambizione di fornire risposte definitive. E’ giusto credere alla famiglia, al matrimonio, ai figli, ai propri ideali, all’esistenza di un Dio ebraico ortodosso, cristiano musulmano? Non esiste una morale che assolva l’ingrato compito di disegnare un modello univoco a cui rifarsi: i Litvinoff incarnano l’essenza di un nucleo americano molto liberale, con un’eredità storico-culturale eterogenea che si scontra però con gli inevitabili cambiamenti imposti dall’avvento di una società globalizzata e multirazziale. L’evoluzione viene quindi vissuta come una forma di cammino obbligato anche quando si scontra con scoperte o prese di coscienza dolorose. La compassione e l’intelligenza con le quali la penna dell’autrice sostiene il racconto la porta a concludere che è questione di sopravvivenza accettare la verità chiunque sia a dirla e fa di questo libro un’opera perfetta: appassionante, viscerale e sincera come solo i grandi romanzi sanno essere.

 

 

 

 
 
 
 
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