Gli imperi tremano

Gli imperi tremano
1996. L'inafferrabile colonnello Xavras Wyżryn comanda l'AWP (Armia Wyzwolenia Polski), l'Esercito Polacco di Liberazione, una formazione paramilitare impegnata in una sanguinosa guerriglia contro l'Armata Rossa nella Zona di Guerra Europea. Si sa poco di lui, tranne che è nato con le mani coperte da una strana pelle rossa a causa dell'inquinamento radioattivo e che è capace di uccidere chiunque a sangue freddo se lo ritiene utile per la causa della patria polacca. I sovietici lo braccano da anni, ma negli Usa è considerato una figura romantica (esiste addirittura un film sulle sue imprese) ed è benvoluto dai media. Il network WCN (Word Central News) ha firmato con l'AWP un contratto in esclusiva da 250 milioni di dollari che prevede la copertura 24h su 24 delle azioni di Wyżryn grazie alla presenza di un reporter dotato di casco-videocamera embedded tra le fila della formazione partigiana. Si tratta di un certo Ian Smith, che è nipote di emigranti polacchi ed è stato scelto per la sua conoscenza della lingua. Smith attraversa l'Europa sotto copertura per raggiungere il colonnello dell'AWP e iniziare il suo reportage. È una corsa contro il tempo: il patriota polacco ha in mente un'azione eclatante in mondovisione, e l'Armata Rossa è disposta a tutto per bloccarlo prima che possa realizzare i suoi piani...
Arriva in Italia il primo romanzo - datato 1997 - di Jacek Dukaj, star della science-fiction europea. E abbastanza indicativamente è forse la sua opera meno fantascientifica, almeno nel senso che da quindici anni a questa parte caratterizza la sua scrittura. Si tratta di una plumbea distopia (ispirata a quanto ha rivelato lo stesso scrittore polacco dalle cronache della guerra in Cecenia, e a posteriori infatti la somiglianza è evidente) ambientata in un’Europa che si sta sbriciolando dopo decenni di equilibrio - equilibrio ottenuto a colpi di atomiche, con Polonia e Ucraina che a più di cinquant’anni di distanza ancora ne pagano le conseguenze - tra Reich tedesco e URSS. Cina e Islam premono in armi alle frontiere, gli Usa osservano e intervengono solo indirettamente, i Balcani stanno insorgendo. Il processo di decadenza innescato dalla morte di Stalin nel 1981 sta raggiungendo il culmine, il leggendario guerrigliero Xavras Wyżryn ne è solo il catalizzatore, la scintilla che dà fuoco alle polveri. Con uno stile molto ‘est europeo’ - contorto, immaginifico, colto, visionario, intriso di critica sociale, per niente ammiccante nei confronti dell’action da videogame - il giovanissimo Dukaj (all’epoca dell’uscita del romanzo aveva solo 23 anni) ci racconta un breve, sanguinoso capitolo di una storia alternativa ma del tutto plausibile. Il vero triangolo atomico non è quello tra Varsavia, Kiev e Leopoli (non a caso la città natale di Stanislaw Lem: Jacek, ti abbiamo ‘tanato’!) descritto nel romanzo. È quello - altrettanto, se non più mortale - tra guerra, politica e mass media: ognuna delle tre parti in gioco sfrutta l’altra ma ne è anche sfruttata, in un intreccio perverso che stritola chiunque e che Gli imperi tremano porta alle estreme conseguenze con un finale a sorpresa davvero suggestivo.

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