Gli inseguiti

Barbara ha ventotto anni, sta con il flemmatico quarantunenne Luigi, lavora in un call center, pratica l’atletica a livelli competitivi ed è una bugiarda cronica. Un giorno flirta telefonicamente con Nicola, uno dei suoi clienti, e si ritrova risucchiata in una relazione morbosa e distruttiva. Franco è un operaio vessato dagli strozzini; Eugenio è editor di una piccola casa editrice, un «grammar nazi» socialmente inadeguato che, dopo anni di frustrazione, crede di aver trovato l’amore e il manoscritto perfetto; Loredana, che con Eugenio ha un’instabile frequentazione, è legata in modo ambiguo allo strambo Antonello, forse perché non vuole ammettere quanto siano gravi i problemi di quest’ultimo; Cesare e Veronica sono due anziani fratelli, vicini di casa di Barbara, e devono affrontare i rispettivi irrisolti nell’inverno della vita; Davide, nipote tredicenne di Cesare, è in balia della pericolosa amicizia con Tullio, figlio di Franco; e infine Oreste, uomo solitario e «indistruttibile», che ha votato l’intera esistenza a estinguere un debito di sangue contratto in gioventù, troverà in Franco il veicolo per redimersi…

Gli inseguiti si colloca al confine tra un romanzo corale e una raccolta di racconti intrecciati tra loro. Se del romanzo gli mancano una macro-trama centrale e un climax collettivo, a fare da collante sono temi, atmosfere e dinamiche. Gli «inseguiti» di Bagnasco sono individui che hanno imboccato una strada senza uscita: sono assillati dal tempo, dai rimorsi, dai sensi di colpa, e in generale dalla morte. Fanno ciò che possono per sfuggire a quest’ombra, peggiorando però la situazione: Barbara sogna una vita da pasionaria ma rimane invischiata in una sessualità estrema; Oreste vuole riscattarsi ma finisce per immolarsi; e così via. Per rendere questo senso di condanna, Bagnasco opta per una struttura complessa, più cinematografica che letteraria, nella quale a ogni capitolo la camera si sposta su un personaggio e lo abbandona in un momento di tensione, creando così un robusto meccanismo di coinvolgimento, il tutto attraverso una voce narrante che tende a immedesimarsi nel soggetto di turno. Quest’approccio funziona in parte, considerato che alcune sottotrame sono più avvincenti di altre e hanno l’onere di trascinare le più intimiste. La storia di Eugenio è la meno convincente, perché il protagonista ci viene presentato come un «eroe positivo» nonostante non metta mai in discussione la propria arroganza. Ottime, invece, quelle di Oreste e Barbara. Per il resto, il «montaggio incrociato» di Bagnasco diventa efficace non appena si sono inquadrate le diverse vicende. La scrittura è certosina, pulsante e mutevole, e il messaggio del libro si può riassumere in due frasi: «Cesare […] sa che ogni rapporto è solo una somma di reazioni e interpretazioni. Ma in fondo nessuno conosce niente di nessuno» e «gli uomini hanno il cuore gonfio di male perché il male commesso non ha mai un pronto castigo» (dall’Ecclesiaste 8:11). Bagnasco (Genova 1975), docente di scrittura creativa, co-direttore del blog “Squadernauti” e già autore di diverse opere, conosce e domina i suoi mezzi, e conduce il lettore in un territorio narrativo atipico, al quale è necessario abbandonarsi per apprezzare appieno la specifica umanità proposta.



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