Gli interessi in comune

Gli interessi in comune

Giugno 2006. Iacopo ha stampato mille copie di un volantino in formato A4 con cui tappezzare i muri, le bacheche, le piazzette e i cessi di Firenze. Questo è il suo anatema: la descrizione dei tic, dei cliché e degli stereotipi della sua generazione. Inforca la bici, si arma di secchio e colla, inizia dalla periferia. Ma già dopo dieci volantini il suo piano naufraga: è sudato fradicio, imbrattato di colla, nervosissimo. Molla tutto e torna a casa. Si sdraia sul letto e inizia a pensare alla nottata che passerà insieme al Dimpe e al Malpa, due superstiti, come lui, della provincia. La parete della sua camera è tappezzata di foto, non sa se per affetto o ostentazione. Tra queste foto, ai suoi occhi spiccano quella insieme a Silene, con cui ha avuto una storia tribolata, e quella con Serena, la fidanzata storica. La fine di quelle due storie l’aveva spinto fuori dal paese in cui era cresciuto. All’improvviso, gli torna in mente anche un dialogo tra il Paride e il Mella mentre esaltano l’uso delle droghe e la loro capacità di creare momenti indimenticabili. La droga come rito d’iniziazione della sua generazione. Il 1998, anno del servizio civile come paramedico a Figline. E il 1995, anno del primo trip a Firenze, con i Super Hofmann di Nikko. Venti francobolli con sopra disegnato un omino in bici ai piedi di una montagna verde. Venti francobolli intrisi di acido lisergico. Iacopo, a sedici anni, è stato iniziato al mondo delle droghe con una dose di LSD…

Non si può far altro che ringraziare Laterza per aver dissotterrato dall’oblio del “fuori catalogo” il romanzo d’esordio di Vanni Santoni, quel Gli interessi in comune che è diventato la Stele di Rosetta di una generazione. Raccontando le avventure psichedeliche di un gruppo di amici dell’entroterra toscano, che non hanno niente in comune se non l’interesse per i mondi che le sperimentazioni di nuove droghe schiudono, Santoni pone la prima pietra del suo universo letterario. Saranno romanzi ibridati come Muro di casse e La stanza profonda a portare avanti il discorso, ma già a quest’altezza vengono settati gli standard – alti – della sua capacità narrativa. La lingua cruda e gergale trascina in un’atmosfera di allucinazione collettiva, a cui partecipano non solo i ragazzi che si fanno, ma anche i genitori che pretendono di non vedere. È un mondo di mezzo in cui la dimensione comunicativa si attiva solo negli spazi mentali che le droghe aprono e in cui per pochi, ma lunghi, istanti visionari lo scorrere del tempo sembra interrompersi. E sono proprio le visioni che le sostanze stupefacenti inducono nei protagonisti di questo romanzo a ricordarci come Santoni abbia il diritto di essere inserito in quel filone di ricerca e consapevolezza sull’uso e gli effetti delle droghe, non solo psichedeliche, che Come cambiare la tua mente di Michael Pollan (Adelphi, 2019) ha di recente riportato in auge. Al di là di facili sentenze ed esaltazioni, Gli interessi in comune deve essere letto per quello che è: il manifesto letterario di una generazione che ha trovato nelle droghe un comune senso di appartenenza e un rito di iniziazione alla vita.



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