Gli irriducibili

Gli irriducibili

Negli anni Venti del Novecento Napoli e Roma erano città in pieno fermento culturale e qui si incontravano e si confrontavano gli uomini e le donne della “meglio gioventù” del tempo: Giovanni Amendola, Maurizio Valenzi, Enzo ed Emilio Sereni, Giuseppe Di Vittorio e la bellissima e giovanissima Ada Ascarelli Sereni. Figli di uomini che avevano desiderato e amato l’Unità d’Italia, ragazzi dalle idee socialiste, colti e sognatori nel senso più nobile del termine, tutti loro erano, comunque, principalmente e fortemente antifascisti. Un antifascismo già difficile e lungimirante perché loro erano quelli che combattevano e avversavano il regime di Mussolini ancor prima che in Italia ci fosse una Resistenza vera e propria, ovvero nel momento in cui la dittatura ancora non aveva mostrato il suo volto più feroce e le masse plaudivano e osannavano l’uomo forte che distribuiva terre e scolarizzava la società. Ma a loro il regime non era riuscito a ingannarli, proprio per nulla. Loro avevano compreso e annusato il pericolo fin dal primo momento e in maniera irriducibile avevano deciso di contrastarlo in ogni modo: attentati, sabotaggi, contropropaganda. Nello stesso periodo, inoltre, i fratelli Sereni e la giovane Ada, che provenivano da antiche e prestigiose famiglie ebraiche, stavano coltivando il sogno del sionismo, ovvero l’idea di colonizzare l’antica terra promessa, trasferendosi in Erez per dare vita a una nuova economia socialista partecipata. Il sogno dei primi kibbutz. Un sogno e un progetto che Enzo e Ada Sereni, poco più che ventenni, riescono a realizzare in Palestina ancora giovane e idealista mentre l’Italia gradatamente si avvia verso la propria rovina, verso le leggi razziali, verso il Secondo conflitto mondiale. Quanto influirà la guerra in Europa e il conflitto tra ebrei e palestinesi in Erez sui giovani irriducibili e sognatori?

Mirella Serri fa un lavoro strepitoso ne Gli irriducibili, che è molto più di un saggio e più di un romano allo stesso tempo. Il libro, infatti, partendo da una ideologia antifascista vigorosa che tocca e persuade i più colti, i più ambiziosi, i più intelligenti dei giovani italiani del tempo, si snoda abilmente in cronache di storia contemporanea narrate con abilità e sentimento. La Palestina che descrive la Serri è quella dei veri pionieri. Infatti non si chiama ancora Israele ed è una terra dove ebrei e arabi in qualche modo pensano ancora di poter dialogare e convivere serenamente. È una terra di conquista pacifica, dove creare una nuova collettività a forte aspirazione socialista e cooperativista dove ognuno contribuisce in base alle sue risorse economiche e intellettuali. Una terra promessa in poche parole. Ma i sogni a volte finiscono per trasformarsi in utopie e se incombe un pericolo mondiale per lo più non si realizzano affatto. E così anche quando ci si crede sul serio si finisce per cambiare strada. È quello che accade a Emilio Sereni, fratello minore di Enzo, brillante agronomo e sionista convinto che, invece, con l’avanzare del conflitto si distacca completamente dalla sua prima ideologia e dal suo sogno di un nuovo Erez, per aderire al Pcd’I e diventare uno dei maggiori militanti comunisti e antifascisti. Per questo Gli irriducibili non può essere considerato solo un saggio storico, perché l’emotività autoriale è sempre presente e racconta con minuzia ed efficacia anche gli stati d’animo dei protagonisti, le loro fragilità e i loro giorni di lotta. Bellissima la figura di Ada Sereni che contribuisce in maniera meravigliosa a dare ancora più forza e grazia all’intera narrazione. Mirella Serri ha una scrittura evocativa formidabile che affiancata alla sua cultura di storica incanta i lettori dalla prima all’ultima pagina.



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