Gli sfiorati

Gli sfiorati
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

La protesta a mezzo manifesto che Mète e l’attempato enigmatico e scontroso Bruno mettono in scena reclamando un teatro più puro e meno corrotto, meno vuoto, meno inconsistente è un gesto che è simbolicamente ignorato ‒ se non tramortito e travisato ‒ dai mass media. Dunque ben presto adagiato in naftalina e sprofondato nel baratro dell’inutile, del dimenticato. Un’altra occasione persa per Mète, che peraltro ormai subisce il fascino ben noto della sorellastra Belinda, accanita fumatrice di erba e più che angelo una sorta di sensuale bambola alla ricerca di una identità anch’essa, in bilico fra ansia e rassegnazione, disperazione e anelito a qualcosa. Il padre di lui e la madre di lei hanno finalmente coronato con il matrimonio il loro amore clandestino. Tutto appare confuso, più che difficile. Lui ormai ha preso atto che interpretare la “schiumevolezza” degli uomini (come la chiama lui e nessun altro) attraverso la grafia di qualsiasi scritto possa dargli illuminazioni sul mondo, sugli esseri umani, sulla vita in generale. Difficile vivere: ancora più complicato e sorprendente capire in questa Roma assonnata e apatica, a volte indolente, cosa fare a chi dirlo e come, quando alla fine sei solo e Belinda è bella. Arduo ammetterlo, ma lei è il culmine dei sogni erotici, l’impossibile ad un passo…

Gli anni Ottanta sono passati, non ci piove. C’è chi li detesta, chi invece li idolatra e li difende a spada tratta, elencandone mode, invenzioni, irrequietezze, tremori ed amori. Nel romanzo di Veronesi troviamo indifferenza, apatia, ma anche curiosità e timore, ricerca e sconfessione, lucidità e follia. Mète vive ed incarna il tipico giovane di quegli anni per cui tutto è ad un passo, ma non si riesce ad averlo per intero, a possederlo, a circoscriverlo, a renderlo tangibile. Senza vero amore né vera rabbia. E Belinda rappresenta il desiderio come la dannazione, il coraggio come la vergogna, l’amore come l’impossibile, il reale come il sogno. Ed è per questo che il titolo Gli sfiorati appare molto azzeccato, emblematico e connotante una intera generazione e non solo dei protagonisti. In queste movenze rarefatte ed impacciate, dubbi che s’attorcigliano sebbene non siano così profondi o dimidianti. Più che alienazione si avverte una drammatica perdita di senso e di ricerca di significanza, il tutto però ammorbidito e quasi reso dolce dalla bambagia che fu tipica di quegli anni in cui ogni caduta è attenuata e quasi resa inoffensiva da molli materassi prontamente stesi dal contesto sociale tutto impegnato a svuotare le idee e gli ideali così tracimanti e deleteri nel decennio precedente al fine di poter riorganizzare le fila del potere precostituito e dare lunga vita alla conservazione. E alla immobilità.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER