Gli stonati

Gli stonati

In provincia ci sono “vecchi” di 30 anni: è una questione di esperienze. Brutte, per lo più. Eroina quasi sempre. È la storia di Bubu e del bar Corso, il suo “ufficio”. A volte sparisce, per settimane. Ma questa volta Bubu sembra che voglia cambiare vita, ha un progetto, questa volta: il negozio di abbigliamento per giovani con la roba giusta, alternativa, inglese, costosa. “Basta con questa merda”. Da domani... Semi da cui nascono bambini e semi da cui nascono rigogliose piante di Maria. La sera, a Roma Nord, quando i bambini sognano, i genitori in cucina fumano: l’erba è nascosta in una piccola scatolina rossa di latta, dietro agli Einaudi, sulla libreria. “Ci droghiamo come quando i nostri genitori erano in casa, non è cambiato nulla, solo che ora i genitori siamo noi”… La raccomandazione a fumarne la metà di un’unghia ha deciso di non seguirla e di unghie ce ne mette un paio. È settembre e c’è un temporale in arrivo. Da lì alla paranoia di un fulmine che possa entrare nella stanza e incendiare la casa il passo è breve. E ancora più breve è ritrovarsi ostaggio di una paranoia generale, quando tua sorella ti telefona, e sentendoti diversa dal solito, si convince che ti abbiano rapita... Passare una notte intera a fumare e a guardare i profili degli ex su Facebook: Emanuela cerca le vite degli altri che hanno incrociato anche solo per una sera la sua. Come sarebbe oggi la sua vita se quella sera fosse andata a letto con il futuro dentista? E cosa si nasconde dietro le facce sorridenti dei suoi ex compagni di classe? Com’è che si chiamava quella che era arrivata l’ultimo anno? Quella di cui tutte ammiravano il culo, che andavano in palestra ore e ore per avere il “culo alla… Leoni”, ecco…

Eroina, anni ‘80, Roma Nord, Piazza Vittorio, gli alieni, il Marocco, le camerette, le seratine. E nessuna idea romanzata dell’erba. Gli stonati è un manifesto. E i punti programmatici (prendete questa definizione non alla lettera) sono 22 racconti di 22 autori. Tutti d’accordo sulla necessità di legalizzare la cannabis. Necessità che non viene enunciata, ma si legge tra le righe di un consumo che si amalgama in maniera più o meno perfetta con la vita quotidiana. Se non fosse che a rendere pericolosa l’erba è la sua illegalità, veicolo di paranoia, carcere, droghe pesanti, spaccio. Nessuna retorica quindi, nessuna “l’erba è bella, buona e fa bene”. Semplicemente l’erba c’è. I racconti sono suddivisi per categorie (uso personale; uso occasionale; uso terapeutico, ecc.) e tenuti insieme da un pensiero comune e dal curatore e scrittore Alessio Romano. Encomiabile nell’intento (diritti d’autore e del curatore saranno devoluti all’Associazione Luca Coscioni in sostegno alla sua campagna di antiproibizionismo), il suo valore letterario si diluisce nella diversa intensità delle pagine e nel genere dei racconti. Un po’ di horror, un po’ di fantascienza, qualche esperienza autobiografica, uno sprazzo di noir qui e là. Sicuramente, il lettore troverà il suo racconto preferito. Belli Francisco di Marco Drago, Semi di Federica De Paolis, Ostaggio di Melissa Panarello, Il culo alla Leoni di Francesca Bertuzzi. E poi, vabbè, c’è quel magistrale pezzo di Sandro Veronesi tratto da Caos calmo, che però è fuori concorso, come al Festival del Cinema di Venezia.



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