Gli UFO nella mente

13 settembre 1993. All’attivista del Centro Ufologico Nazionale (CUN) Corrado Malanga viene segnalato un articolo apparso sui giornali di Genova “La Gazzetta” e “Il Secolo XIX” in cui un certo Valerio Lonzi racconta di aver avuto– circa dieci anni prima – un “contatto con gli UFO”. Malanga prende appuntamento con Lonzi e pochi giorni dopo si reca a Genova per incontrarlo. L’impressione che l’ufologo ricava da Lonzi è contradittoria: è un giovane esperto di informatica con la erre moscia che descrive il suo vissuto in modo molto passivo, quasi lo vivesse con imbarazzo. La strana avventura che ha vissuto risale all’estate del 1982: Valerio allora aveva poco più di quindici anni e frequentava gli scout. Il campo di quell’anno era a Reppia, una località montana tra Chiavari e Sestri Levante. Il penultimo giorno di campeggio, verso le 22, Valerio e alcuni suoi compagni vedono tra l’erba una strana sfera grossa come una palla da bowling che emette una luce verdastra. Appena puntano le torce sull’oggetto, la sfera scompare. Incuriositi, i ragazzi ispezionano il suolo dov’era posata la sfera poco prima e vedono “un’orma semisferica e profonda, dove l’erba si presentava di colore giallastro, in netto contrasto con il verde intenso della vegetazione” intorno. Circa un’ora più tardi, mentre il campeggio è immerso nel sonno, Valerio – sveglio per il caldo e per un mezzo appuntamento con delle ragazze – scorge un suo amico in piedi immobile, con le braccia lungo il corpo e la testa penzoloni, mentre tre sfere luminose come quella vista prima gli volteggiano attorno. Valerio dapprima pensa ad uno scherzo, ma poi si spaventa. Di nuovo punta la torcia verso le sfere, di nuovo quelle spariscono appena colpite dalla luce e subito dopo l’amico si riscuote come da uno stato di trance: ha perso la cognizione del tempo da quasi due ore. Ma anche Valerio non si è reso conto che da quando è uscito dalla sua tenda è passata quasi un’ora. Il giorno successivo, la madre di Valerio nota qualcosa di strano sul corpo del ragazzo: tre cicatrici alla base della schiena, ognuna lunga circa 15 centimetri. Il medico di famiglia rivela perplesso che si tratta di segni di punti di sutura, ma Valerio non è stato mai operato né si è mai fatto male in quel punto. Il racconto di Lonzi è di certo affascinante, ma Malanga è perplesso ma decide di indagare più a fondo. Propone a Valerio qualche seduta di ipnosi regressiva con il dottor Moretti, uno specialista. Lonzi, seppure un po’ titubante, accetta…

Già pubblicato nel 1998 ma finito fuori catalogo malgrado il lusinghiero risultato di 35.000 copie vendute, Gli UFO nella mente ha rappresentato per Corrado Malanga, ricercatore in Chimica all’Università di Pisa e vulcanico studioso di quella che potremmo definire Filosofia aliena, il punto di partenza di una ricerca – nata forse addirittura controvoglia, o comunque senza sospettare fino a dove lo avrebbe portato – che ha condotto l’autore ben lontano dalle premesse, ma in realtà inaspettatamente più vicino al suo spazio interiore. A quasi venticinque anni dal misterioso episodio avvenuto tra le montagne liguri, arriva questa strana operazione editoriale: strana perché Malanga torna sull’affare Lonzi non per riportare alla ribalta la questione dell’adduzione aliena ma paradossalmente per annunciarne la “fine”, la soluzione. Quello che inizialmente non doveva essere un libro, ma un rapporto segreto per il Centro Ufologico Nazionale e poi era diventato un reportage-bomba su un possibile rapimento alieno sul territorio italiano (con al centro una strana famiglia, quella dei Lonzi, la cui vita è ricca di avvenimenti macabri e inspiegabili) ora è superato, sostituito da una cosa del tutto diversa. La chiave ora è il raggiungimento della consapevolezza di sé, si cercano alieni e si trova se stessi (indicativo che nel disegno in copertina l’alieno e l’umano siano due facce della stessa persona), inconsapevolmente. L’evoluzione più recente del pensiero del chimico dell’Università di Pisa lo ha portato a fondere fisica quantistica e psicanalisi, postulando - nella sua lunga prefazione al volume - la natura creatrice della nostra mente, che ci mostra l’universo per “come noi crediamo che esso debba essere”, alieni compresi: alla fine “non ci saranno alieni né alienati ma un unico universo olografico in cui ogni pixel di tale ologramma avrà la stessa risoluzione (coscienza) dell’intero ologramma”. Lucida l’analisi dei limiti e delle follie dell’ambiente ufologico italiano, un circo Barnum in cui convivono gomito a gomito – fra i tanti personaggi discutibili – fanatici religiosi con smanie messianiche e scientisti innamorati del loro ideale di alieno. Forse meno lucidi e sicuramente più folkloristici i riferimenti di Malanga a una “massoneria di stampo egizio e israelita” che governa il mondo e usa copie/cloni degli addotti “come militari golem, in operazioni militari non convenzionali” (sic!), in collusione con diversi tipi di alieni che sono interessati alla nostra parte animica “in quanto fonte di vita immortale”.



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