Gli zombie hanno il culo pesante

Mingo ama i morti viventi, i film e le serie sul tema, come The walking dead, che, ideata dal regista Frank Darabont e basata sull’omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman, narra di creature selvagge, disumane, che barcollano per tutti gli Stati Uniti d’America in cerca di vittime. Si nutrono della carne dei vivi, non si avvedono del proprio deperimento fisico, si muovono con estrema lentezza, l’unico modo per ucciderli è distruggere il loro cervello: anche se in realtà se c’è una cosa certa al mondo è proprio il fatto che gli zombie non sono assolutamente in grado di pensare, hanno il cervello atrofizzato, come a lui stesso sostiene che sia capitato, quando anche lui è stato uno zombie. Perché oltretutto quando sei zombie non sei consapevole di esserlo. Ti adegui a quello che fanno gli altri, a quello che fa la società, a quello che fa la massa. Gli zombie di adesso sono però più complicati, sembrano uguali agli umani, ma non lo sono. Il loro deterioramento è interiore, possono vivere guardando, ad esempio, 24 ore su 24 il cellulare, con la testa bassa, ipnotizzati dallo smartphone, perennemente connessi ai social. E, conferma Max, in effetti gli zombie sono sempre connessi. Il problema è che più si è connessi con la tecnologia e meno lo si è con sé stessi, e quindi meno tempo si ha di pensare e ci si inzombisce di brutto. Social media, email, web, chat, app... e poi computer portatile, fìsso, tablet, smartphone. Questo non è uso della tecnologia, è abuso che non lascia tempo per pensare. Siamo tutti un po’ zombie spaventati dal grande potere della solitudine di cui ci priviamo...

Non imparano dagli errori, sono schiavi delle rassicuranti abitudini e, pigri, non escono mai dalla loro comfort zone, non rischiano, non sperimentano, non studiano, non migliorano, non si impegnano, non hanno obiettivi, non hanno scelto il proprio lavoro o presunto tale, si occupano solo di sé, si limitano a sopravvivere, non prendono in mano la propria vita, sin da bambini paiono contagiati da una sorta di morbo che li rende ossessionati dalla comunicazione anche se poi alla fine non dicono mai nulla, sono egoisti, viziati, inumani, vivono di rimorsi e rimpianti, non sanno gestire il tempo, non pensano, non evolvono, non sanno stare soli, sono invidiosi: sono gli zombie. O, meglio, siamo. Perché il nostro mondo sta complessivamente diventando sempre meno empatico e sempre più a vario titolo e a diversi livelli materialista e sterile, interessato solo al profitto a tutti i costi, un morto che cammina malsicuro verso il baratro dell’indifferenza: ma invertire la tendenza non è affatto impossibile, e Max Formisano, formatore esperto dell’arte del parlare in pubblico e motivatore di chiara fama per quel che concerne la crescita personale e professionale, dialogando con Mingo De Pasquale (all’anagrafe Domenico, ex inviato speciale di Striscia la notizia assieme al suo allora sodale Fabio De Nunzio, con cui componeva il discusso duo satirico Fabio & Mingo), uomo che pare aver preso coscienza delle occasioni perdute ed essere desideroso di portare la sua testimonianza e rimediare agli sbagli, indica la strada per il ritorno alla normalità, rimettendo nel giusto ordine, ma senza moralismo d’accatto, le priorità.

 


 

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