Golk

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Ora che è entrato stabilmente nello staff di Golk, Hondorp comincia ad avere ambizioni. Non si capacità neppure di collaborare attivamente con l’astro nascente della televisione di intrattenimento statunitense degli anni ’50 del Novecento. Certo, ha dovuto accettare di vedere il padre protagonista in uno degli acclamati reality show del suo mentore, ma alla fine ‒ alla soglia dei quarant’anni ‒ ha deciso di liberarsi della iper-protettiva figura paterna, che lo aveva ibernato in un dolce far nulla in nome dell’amore, e lo inebria ora cercarsi una strada nella New York di quegli anni. Il suo datore di lavoro nel frattempo elabora parabolici e magmatici progetti per prendere definitivamente possesso del successo cui aspira, mentre lui comincia a subire il fascino recalcitrante e astioso della assistente Hendricks, dalla vita avventurosa e comunque agiata, ma con dentro una gran voglia di novità e sicuramente una passione sessual-sentimentale per Golk. E con l’intero gruppo di lavoro fervono discussioni teoriche, improvvisazioni pratiche, qualche rude sgarbo ed una insaziabile voglia che divora tutti, che li fa andare avanti. Perché ormai i dirigenti del network hanno deciso, Golk sarà assecondato e la sue mirabolanti idee cominciano vorticosamente a prendere forma. Nulla sarà come prima per la televisione...

Romanzo atipico, a suo modo effervescente (naturale), questa opera dello scrittore Richard Stern ‒ scomparso nel 2013 ‒ regala sorprese e qualche delusione, sebbene sia indubbiamente colmo di spunti di interesse e di riflessione. Il tema, nonostante sia ambientato a metà del Novecento, è di estrema e notoria attualità: il potere dei mass media e come essi possano ammorbare di nulla (seppure nel caso specifico un nulla teorizzato e pensato) la massa enorme di spettatori che nella televisione cerca svago o rilassamento alle più o meno normali fatiche quotidiane. Quel che sorprende ‒ più che lo stile in sé, compatto, in certi casi dal ritmo molto sostenuto ‒ è la incredibile varietà di contenuti e situazioni che veramente spaziano in maniera vasta e quasi disperdente. I dibattiti teorici per esempio fra i membri dello staff, fra il deus ex machina Golk e lo svagato ma dotato Hondorp, le scene di uno Scherzi a parte ante litteram descritte nel dettaglio, azioni e dialoghi che a ricordano, per chi lo ha letto, le incredibili divagazioni di Franz Kafka in romanzi quali Il castello o Il processo. Il tutto in un contesto definito storicamente e in qualche modo realistico. Qualche leziosità di troppo a volte, qualche assunto teorico enunciato in maniera verbosa e non sufficientemente strutturato. Però un romanzo fresco, divertente nella sua drammatica surrealtà.



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