Gorky Park

Aprile 1980, Mosca, Unione Sovietica. Dalla neve che si sta sciogliendo, nel centralissimo spazio verde del Gorky Park, affiorano tre cadaveri. Non sono i soliti ubriaconi morti assiderati. Sono sepolti lì nella neve da tempo, forse mesi. Sono stati uccisi a colpi di pistola, hanno i volti sfigurati e i polpastrelli delle dita amputati per impedire il riconoscimento. Su posto accorrono l’Investigatore Capo della “Militsiya” Arkady Renko e il suo odiato rivale, il Maggiore del KGB Pribluda. La “Militsiya” può occuparsi solo dei crimini ordinari, se i morti sono stranieri o spie l’indagine passa al KGB. Arkady Renko lo sa, come sa che Pribluda non aspetta altro che un suo passo falso. E non solo lui. Arkady è un grigio poliziotto inflessibile: dal figlio del Generale dell’Armata Rossa Kiril Renko, il Macellaio, ci si aspettava una carriera diversa. Ma lui non ha ambizioni, ha fatto andare in malora anche il suo matrimonio con Zoya, una giovane insegnante bionda e disinibita che lo evita da un po’: probabilmente ha già un altro e sta per lasciare Arkady. I tre cadaveri senza volto diventano l’ossessione dell’Investigatore Capo: dall’autopsia emergono dati sorprendenti…

Il primissimo spunto da cui è partita la lunga e fortunata avventura della saga letteraria dell’investigatore sovietico Arkady Renko è un trafiletto di giornale del 1971 in cui Martin Cruz Smith lesse che in forza alla polizia di Mosca c’era un paleontologo capace di ricostruire fedelmente le fattezze di una persona a partire dal suo teschio. Ma da allora ci son voluti quasi dieci anni di ricerche e scrittura per ultimare il primo romanzo. Siamo nel 1980: la Guerra Fredda è un tema caldo (!), il mercato editoriale va alla grande e quindi la Random House anticipa a Cruz Smith un milione di dollari. Si riveleranno soldi ben spesi: Gorky Park è un bestseller straripante in tutto il mondo, diventa presto anche un film di successo, dà vita a una saga che continua ancora oggi a quasi 40 anni di distanza. Il segreto di tanto successo? Per ovvi motivi il principale è l’ambientazione: una URSS plumbea ma credibile, mai macchiettistica malgrado l’autore sia statunitense e in quegli anni si fosse sull’orlo di una guerra nucleare. Poi il plot, un intrigo complesso e letale in cui il protagonista deve muoversi guardandosi soprattutto alle spalle. E infine lo stile letterario: moderno, duro, ricco di scene di sesso e dialoghi serrati. Un hard-boiled politico-spionistico “vodka e colbacco” imperdibile che ritorna a noi da un passato pre-CSI (la federazione ex sovietica) e pre CSI (il telefim).



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