Grattacieli

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Agenore Agobaro De’ Grandis Riccoraro è uno che economicamente sta bene, lo si capisce dalla villa in cui vive e dalla macchina parcheggiata all’esterno. Anche Prospero dei Messibene Junior non sembra passarsela male, considerata la sua abitazione in stile liberty e la grossa macchina parcheggiata fuori. Il problema è che i due sono vicini di casa e che a nessuno piace questa ricca vicinanza. Il primo a cominciare è Agenore Agobaro De’ Grandis Riccoraro che fa costruire un terrazzo porticato sopra il tetto; Prospero dei Messibene Junior non se ne sta a guardare e fa aggiungere, oltre a delle colonne di marmo di Carrara tempestate di diamanti, un ulteriore livello alla casa dallo stile arabeggiante. È così che i giardini dei due vicini si trasformano in infiniti cantieri, con edifici sempre più alti, complessi e sfarzosi. Agenore Agobaro De’ Grandis Riccoraro arricchisce la sua abitazione di sculture, mosaici con smeraldi, un giardino pensile, un’antenna parabolica che capta tutte le stazioni del mondo, una biblioteca di libri antichi, preziosi mobili, lampadari in vetro di murano… Nell’altra pagina Prospero dei Messibene Junior risponde con una cucina ultramoderna, un cinema, una piscina, legni pregiati, quadri di artisti famosi, un museo e addirittura una pietra proveniente dalla luna… Le bizzarre abitazioni crescono e superano i mille metri di altezza, il tutto sotto la sorveglianza degli architetti più costosi e in voga del momento (i cui nomi sono tutto un programma): Arthur J. Sciacallo, Gerald K. Volpe, Géraldine du Rezza. Ma a tutto c’è un limite, anche alle altezze: i due ricconi hanno costruito fino al limite, non dei soldi, ma dello spazio possibile. E ora? Non resta che mettere la propria bandiera che però è un po’ come aggiungere la famosa goccia che fa traboccare il vaso…

Dalla copertina si direbbe un albo sulle macchine da terra; la forma stretta e allungata farebbe pensare ad un elenco degli edifici più alti del mondo; invece nella prima immagine che si presenta al lettore compaiono due piccole case. La sfarzosità e la ricchezza dei personaggi è quasi in contrapposizione con la struttura dell’albo: testo ridotto al minimo con brevi didascalie che elencano personaggi e cose, immagini in bianco e nero ricche di particolari ma essenziali, prive di sfumature e piccole. Un albo tutto da guardare, immaginare e che farà sicuramente ridere i bambini. Germano Zullo e Albertine, entrambi svizzeri e pluripremiati, sono coppia nella vita e nel lavoro. Il loro è un albo ironico e decisamente in linea con la modernità: la corsa al successo, la concorrenza, la necessità di ostentare la ricchezza (che non è sempre sinonimo di stile) e di sentirsi apprezzati e idolatrati proprio solo per queste qualità effimere. Ma alla fine cosa rimane? Forse niente, come a uno dei due protagonisti; forse neanche una pizza, come succede all’altro. Perché, forse, il detto che “Chi troppo vuole nulla stringe” non è poi così scontato e fuori moda. Forse, l’accontentarsi di ciò che si ha a volte è la scelta migliore.



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