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Aeroporto di Parigi. Un imprevisto, uno dei tanti che si verificano durante gli scali, e Giorgio Severini è orfano di valigia. «Rossa, lucida, con i bordini blu e un lucchetto color oro, avvolta nella plastica e con un adesivo», continua a ripetere a se stesso e al personale aeroportuale. I documenti nel bagaglio imbarcato, una lunga notte da affrontare in sala d'attesa, lo stress del volo turbolento da New York a Parigi, la lingua non conosciuta e il problema di iperidrosi, i soli cinque euro in tasca assieme al biglietto di ritorno per Roma non fanno di lui un lucido pensatore per una prova di sopravvivenza. Le ore da trascorrere nell'androne del terminal sono molte e il tempo speso in pensieri irreali, assurdi, simpaticamente surreali, lascia dei vuoti che filtrano ferite aperte e dispiaceri della vita reale. Un abuso da parte di un inserviente conclude il quadro e il medico rispettabile e rispettoso delle convenzioni, lo stesso uomo avviatosi alla professione medica per compiacere il padre, perde la testa e divine un ribelle. Compie un atto irresponsabile che gli procura un pestaggio da due bruti gendarmes, una breve amnesia, e un incontro speciale e romantico con una hostess di origine italiana. Giorgio è pronto a riprendersi la vita…
Un'opera prima che si caratterizza per fluidità e ironia, quella scritta dal giovane attore Fausto Romano. Un romanzo breve, ilare e riflessivo al tempo stesso. Un viaggio nella dimensione intimistica del dottor Giorgio, scaturito dalla perdita del bagaglio e della propria identità burocratica a causa del fuso orario e di un errore di calcolo, che lo porta a sostenere una minuta analisi della propria vita, a un bilancio passivo di soddisfazioni realmente importanti e privo di felicità. Analisi che lo conduce a cambiamenti radicali senz'altro audaci e repentini. Il medico è un uomo di mezz'età, che non ha più tempo da perdere. È un uomo di successo, secondo i canoni occidentali dell'affermazione professionale e personale, ma molto più simile a un androide programmato per il senso del dovere che a un uomo. È l'occasione fornitagli dalla perdita del lasciapassare verso la via di casa, dove troverebbe ad attenderlo una moglie non più compagna, che lo porta a seguire un'altra rotta: occorre vivere, ma vivere veramente. La vita condotta sino a questo momento è un fallimento, questa è la cruda realtà. Il tedio lo costringe a guardarsi dentro: pigro, irascibile, annoiato, profondamente insoddisfatto. D'ora in poi é crisi, vera e profonda. Un romanzo in cui la recita, inscenata per gioco, diventa realtà e la menzogna verità. Fausto Romano scrive con uno stile chiaro e rassicurante, che fa divertire ma evidenzia con la sua abilità a ironizzare le discrasie e l'ipocrisia di chi non ha il coraggio di vivere veramente. L'autore racconta del tradimento come parte integrante del matrimonio e questa, come altre insoddisfazioni di Giorgio Severini, non sono altro che le ciniche ricette di chi subisce gli avvenimenti. La propensione del dottore alle plateali gaffe rivela la sua non accettazione della vita costruita sul senso del dovere. Il filo conduttore tra i vari capitoli che intrecciano l'esistenza vissuta sino a Parigi e quella in aeroporto è quello che conduce a svelare le inquietanti verità e, infine, a un'esistenza ritrovata. L'errore della compagnia aerea, la perdita di ogni certezza, che rinchiude simbolicamente la vita nel medico nel ristretto spazio di una valigia, la privazione pirandelliana della propria identità è l'unica occasione di riscatto. Tutto questo, come nel viaggio interiore per eccellenza del Sommo Poeta avviene attraverso una discesa negli inferi del proprio cammino e una risalita, nella quale una sconosciuta musa, in questo caso in divisa da hostess, conduce il perduto verso la libertà.

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