Grey

Grey

Il giovane ricco e affascinante Christian Grey non ha tempo da perdere con stupide interviste – per un giornale universitario, poi! – ma non ha voluto dire di no a Kate Kavanagh, figlia di un importante uomo d’affari che potrebbe tornargli utile. Rassegnato a sbrigare la faccenda nel più breve tempo possibile, invece di miss Kavanagh Grey si è ritrovato però in ufficio la dolce e goffa Anastasia Steele, che ha varcato la soglia inciampando clamorosamente e finendo elegantemente a quattro zampe. Pochi minuti, qualche domanda imbarazzata rivolta dalla giovane, che ha accettato di sostituire l’amica indisposta quel giorno, e la curiosità di mister Grey è inevitabilmente catturata. È un tipo di donna che di solito non gli interessa, ma c’è qualcosa in lei (e non solo quella mania di mordersi il labbro inferiore che lo distrae così tanto) che da subito lo attrae e gli riempie la mente di immagini, pensieri e “progetti” che non sa reprimere. Decidere di rivederla e proporle di firmare quel suo particolare contratto, quello che prevede un accordo di riservatezza, diventa un bisogno insopprimibile. Quello che Grey non può sapere è che la dolce Ana è anche più ingenua di quel che sembra. E non può nemmeno prevedere quello che accade tra loro la prima volta che lei gli finisce addosso, aderendo col suo esile corpo al suo, nel tentativo di evitare un incidente…

Poteva la ex casalinga inglese E.L. James resistere alla tentazione di guadagnare ancora qualche spicciolo dalla sua saga da oltre 25milioni di copie vendute? Ovviamente no, e a giusta ragione, viene da dire, considerato che ben prima di essere disponibile, quindi soltanto già in prenotazione, la versione delle Sfumature raccontata dal protagonista maschile è balzata in cime alle classifiche di vendita; certamente anche sull’onda del successo – nonostante le spietate bordate di critica e anche di pubblico – della trasposizione cinematografica da oltre 500milioni di euro di incassi. Difficile non considerare, quindi, una mera operazione commerciale questo romanzo abbastanza inutile, oggettivamente bruttino e noioso, francamente mal scritto (peggio forse della Trilogia) a causa anche di una maggiore volgarità motivata (quanto ragionevolmente?) dal POV maschile. C’è da dire che la lettura probabilmente soddisferà le aspettative delle lettrici (ebbene sì, ci sono davvero fan sfegatate) orfane delle piccanti prodezze e del BDSM annacquato di Ana e Christian, certo di palato senza pretese ma indubbiamente in diritto di concedersi questo divertimento. Se davvero - contente loro - lo considerano tale. In linea di massima, però, l’augurio è che davvero l’autrice decida di metterci un punto fermo; augurio poco credibile dal momento che ci sono tutte le premesse per completare una trilogia dalla parte di lui, ahinoi. Un’ultima osservazione (tra le tante a questo proposito) merita ancora il linguaggio. Se davvero la James ha inteso riportare i pensieri maschili, c’è da chiedersi se verosimilmente (peraltro ogni tre pagine) un uomo pensi cose come “Il mio pene ha un fremito”… Inoltre, abbastanza irritante l’uso diffuso degli aggettivi “figa “ e “figo”, già fastidioso nel parlato comune. Poco altro da aggiungere, se non chiedersi cosa farà davvero la James adesso. Dopotutto c’è ancora un po’ di fondo da raschiare nel barile.



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