Grottesco

Grottesco

Sir Hugo vegeta su di una sedia a rotelle. Non è sempre stato così, fino a poco tempo prima era il patriarca indiscusso di una benestante famiglia delle campagne inglesi. Non è mai stato una persona dal buon carattere, trovando la maggior parte della gente insipida e grottesca e, vantandosi del suo cinismo, ha sempre imposto il suo volere, dentro e fuori casa. Dalla sua barricata statica ripercorre i mesi antecedenti all’incidente, dalla ricostruzione dello scheletro di un dinosauro, vera e unica fonte di soddisfazione, all’arrivo del nuovo maggiordomo Fledge e di sua moglie, che porteranno scompiglio nella sua vita e in quella della sua famiglia. Un progetto sinistro sembra si stia costruendo alle sue spalle e Sir Hugo, incapace di scogliere quel ghigno abominevole e cambiare il suo “sguardo fisso da lucertola”, ricostruisce i fatti, incasellandoli pezzo a pezzo, mentre la sua famiglia si sfalda e la sua vita si scioglie...

Grottesco è la parola chiave che traduce ed illumina tutta la sequenza di eventi che qui si narrano. Grottesco è l’aspetto di Sir Hugo, un corpo storto, inerme, capace solo di piangere ed emettere suoni gutturali, lo “sguardo fisso di una lucertola”. Grottesco è il suo modo di vivere, fuori dal mondo, che non ha nessun valore tranne che per quell’improbabile ricostruzione di uno scheletro che, secondo Sir Hugo, rivoluzionerà la definizione di dinosauro. Grottesca è l’idea di morte che circonda e delimita tutta la storia, grottescamente si troveranno i resti di una persona. Infine, grotteschi e cupi i paesaggi. Il cinismo di fondo del personaggio principale ricorda altri uomini acidi e aridi della narrativa mondiale, mi vengono in mente Ginger Man di James P. Donleavy, oppure Il lercio di Irvine Welsh, ma qui a corroborare la dose di cattiveria c’è la sua condizione immobile, di paralitico assoluto, con un corpo che non reagisce, mentre il cervello lavora alacremente, immaginando e ricostruendo, ipotizzando e tirando somme. La sua non-vita, relegata a fissare la parete o il cesello del focolare, si contrappone a quella del maggiordomo, che come un parassita s’insinua nella sua esistenza, sostituendosi alla sua figura poco a poco. Non sai se odiare di più Sir Hugo, così rude e spietato, oppure il maggiordomo Fledge, talmente inclassificabile ed indecifrabile da scomparire tra le righe. Le atmosfere cupe, fredde e piovigginose, descritte in modo efficace calcano ancor di più la mano, perciò ci si immerge nella storia senza accorgersene e si annusano gli odori della campagna anche se poi la vicenda non dovesse piacere fino in fondo.



 

 

 

 
 
 
 

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