Guarda dietro di te

Guarda dietro di te

Tutto è buio e silenzio. Immobile, senza riuscire a muovere un solo muscolo. Solo dolore. Fitto, lancinante, continuo. E una sete ardente. Chloe Benson ha una sola certezza: il suo matrimonio con Liam, che non sa dov’è finita. Neanche lei in realtà lo sa, né sa come ci è finita, in quel maledetto posto umido e buio. Una sorta di tomba sotterranea. Ricordi lontani nel tempo le fanno compagnia. Ma per quanto tempo resisterà? E da quanto tempo è lì dentro? Un passo alla volta, lentamente, raggiunge un mattone scheggiato. Chloe strofina, esausta, fino a che la corda si sfilaccia e le mani tornano finalmente libere. L’istinto di sopravvivenza lotta ogni minuto contro la paura che blocca corpo e pensiero. Concentrazione, ci vuole. Quella fessura può diventare una scappatoia. Concentrazione e olio di gomito. Finalmente fuori. Corridoi, scale, una botola, il bosco, una strada asfaltata e due fari. Poi ancora buio. Chloe è all’ospedale e ancora non sa com’è finita in quella grotta. L’ultima cosa che ricorda è il compleanno di Liam. Più nulla. Sette settimane di vuoto assoluto. È il medico a ricordarle che ha avuto un aborto spontaneo con conseguente depressione. I medicinali le hanno causato allucinazioni e alterazioni di coscienza. Caso chiuso. Nessuno le crede: è stata rapita e non sarà tranquilla finché non avrà scoperto cosa le è accaduto davvero…

Sospetti, tradimenti, coincidenze, evidenze: tutti i pezzi del puzzle si ricompongono per dare le risposte che la protagonista cerca. Nella sua personalissima indagine Chloe è sola: non può fidarsi di nessuno. Ma il castello di bugie costruito ad hoc intorno a lei crollerà grazie alla determinazione e alla voglia di vivere della giovane insegnante, colpevole solo di aver sposato un uomo dispotico e possessivo, che sa solo terrorizzarla. La storia, infatti, richiama alla mente il thriller psicologico A letto con il nemico, con una giovanissima Julia Roberts. La narrazione, però, strada facendo perde il mordente e il ritmo incessante iniziale per recuperarlo alla fine, insieme all’ansia di mettere insieme gli indizi e risolvere definitivamente il caso. Della lettura restano i due protagonisti: Chloe e Liam risultano personaggi a tutto tondo, con uno spessore psicologico interessante. Al contrario, i personaggi secondari che fanno da controcanto, mancano di profondità. Sibel Hodge congegna, comunque, con uno stile scorrevole e intrigante, una storia avvincente e realistica (narrata dal punto vista esclusivo della protagonista), con alcuni passaggi davvero inquietanti (il racconto claustrofobico della prigionia sotto terra è adrenalina, terrore, ansia pura). Una storia in bilico tra normalità e pazzia, bugie e paure. La storia di un amore malato. Ma soprattutto di una donna che alla fine ritrova se stessa.

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