Guerra e pace

Russia, 1805. Anna Pavlovna, nobildonna russa, riceve gli ospiti che ha invitato nel suo palazzo per una festa. Pierre, un giovane nuovo dell’ambiente, attira subito su di sé l'attenzione di tutti gli invitati. Continua a insistere, a fare discorsi di politica, a parlare di Napoleone - che per il giovane Pierre è un coraggioso rivoluzionario, mentre per gli altri invitati è il diavolo in persona. Un altro ragazzo raggiunge la festa: si tratta di Andrèi Bòlkonski, che stranamente dimostra di conoscere quell’individuo dai modi così poco convenzionali. Andrèi si è da poco arruolato nell’esercito russo e combatterà al fianco del generale Kutuzov contro Napoleone; Pierre invece a fare la guerra non ci pensa proprio ma presto scoprirà che a legarlo al suo amico non sarà solo l’amore per la stessa donna, ma anche le sorti dell’imminente guerra contro Napoleone...

Non sono in pochi a pensare che affibbiare il genere di romanzo storico a Guerra e pace sia riduttivo. Molti preferiscono definirlo romanzo epico, e forse non a torto. Tolstoj, è vero, ritrae con grande maestria i caratteri peculiari di un’epoca, ma allo stesso tempo riesce a tenere insieme una infinità di personaggi, storie piccole e grandi, vicende insignificanti e grandi eventi storici e a intrecciare tutto in maniera inestricabile, riuscendo ad appassionare il lettore e a farlo riflettere. D’altra parte la definizione di poema epico, tratta da Wikipedia, sembra calzare a pennello al romanzo: “Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l’identità di una civiltà o di una classe politica”. Leggere Guerra e pace significa penetrare lo spirito di un secolo, l’Ottocento, aperto e segnato dalla Rivoluzione francese. Un’impresa questa eguagliata forse solo da un altro grande libro del XIX secolo: I miserabili di Victor Hugo, con la differenza che in Tolstoj è possibile avvertire anche una sottile ironia. All’inizio del libro i personaggi, tutti aristocratici, si lanciano in ripetute invettive contro il diabolico condottiero francese che sta mettendo sottosopra l’Europa, solo che le conversazioni avvengono anche, e volentieri, in francese, all’epoca molto di moda. E allora pensando alla rivoluzione che un secolo più tardi cambierà per sempre la Russia sembra che Tolstoj sia riuscito a fotografare i primi germi di quel cambiamento che iniziava a travolgere l’aristocrazia russa e che cominciava a manifestarsi attraverso una vezzosa moda linguistica. Il maestro russo mescola personaggi reali e di fantasia, lì dove la storia con la S maiuscola ci appare sfocata, ecco che subentra l’invenzione. Una tecnica che oggi fa pensare subito ai grandi romanzi storici dei Wu Ming (54, Manituana), teorizzatori della poco amata (dai critici) nuova epica italiana (e il termine epica ritorna, fateci caso). Sconsigliato a chi è alla ricerca di un romanzo leggero (nemmeno se parliamo di peso vero e proprio del volume c’è da scherzare). È consigliabile un’edizione annotata come questa splendida e accuratissima, con la traduzione delle parti in francese e brevi ragguagli sui personaggi e i fatti storici citati.



 

 

 

 
 
 
 

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