Guida ai super e real robot

1956. Mitsuteru Yokoyama pubblica il manga Tetsujin 28 (Uomo di ferro n° 28), il primo con protagonista un gigantesco robot. Nel 1963 arriva il primo anime di questo tipo, il celeberrimo Astro Boy di Osamu Tezuka. Nel 1972, poi, il fumettista Gō Nagai inaugura l’era dei robottoni: la leggenda vuole che, assistendo a un infernale ingorgo automobilistico, Nagai abbia sognato ad occhi aperti dei robot guidati come automobili che superassero il traffico scavalcandolo con le loro altissime gambe. Da questo spunto nascono prima il manga e poi in pochi mesi la versione animata di Mazinga Z, destinato a diventare l’anime sui robot più visto di tutti i tempi. Negli anni successivi il mercato viene letteralmente invaso da manga e anime (e giocattoli correlati) che esplorano mille variazioni sul tema dei super robot: serie geniali ma anche banali imitazioni, tutte però mirate ad un target preciso – i bambini delle scuole elementari –, realizzate in tempi record senza badare troppo al sottile e seguendo un canovaccio sempre uguale a se stesso (ecco perché quando noi ex bambini degli anni ’70 rivediamo le serie che abbiamo così amato proviamo una delusione cocente e in media le troviamo schematiche e noiose). Il successo commerciale è strepitoso, quindi nessuno cerca di modificare in modo sostanziale la ricetta o di mirare ad un target più adulto. Il successo epocale (raggiunto però con gradualità, dopo un iniziale fiasco) di Yamato la corazzata spaziale di Leiji Matsumoto, serie del tutto innovativa, cupa e malinconica e diretta ad un pubblico adolescenziale, nel 1974 inizia a cambiare le carte in tavola: alla fine del decennio le serie robotiche classiche vanno in crisi, si iniziano a cercare spunti diversi. Fino all’uscita di Gundam Il fante mobile con cui nel 1979 Yoshiyuki Tomino chiude un’epoca e ne inaugura una del tutto nuova, l’era dei real robot. Di che si tratta? Non più un gigantesco guerriero d’acciaio antropomorfo a metà tra scienza e magia che spara la qualunque declamando il nome dell’arma utilizzata, ma “un robot realistico prodotto in serie, di dimensioni contenute ed equipaggiato con armi verosimili” utilizzato in un contesto più o meno militare…

Il saggio di Jacopo Mistè, curatore del blog “Anime asteroid”, è assolutamente innovativo e molto interessante perché non si occupa (se non nei capitoli introduttivi) dei “soliti” robottoni anni Settanta celeberrimi in Italia e che hanno segnato una intera generazione – per inciso, la mia – ma degli anime robotici dei decenni successivi, decisamente più “adulti”. E lo fa innanzitutto svelando che dietro alla minor fama di questi prodotti presso il pubblico italiano c’è un vero e proprio intrigo internazionale: quasi tutti questi anime erano prodotti dalla Sunrise, che dalla fine del 1979 ai primi anni Duemila ha sottoposto il nostro Paese ad un vero e proprio embargo. Perché tanta crudeltà? Dapprima perché Zambot 3 L’invincibile superuomo e Gundam Il fante mobile sono stati doppiati e trasmessi in tv in modo illegale nel nostro Paese, poi perché la defunta rivista “Japan magazine” ha pubblicato senza pagare i diritti i fumetti di Gundam F91. Solo da qualche anno Sunrise ha siglato un accordo con Mediaset che ha portato da noi una serie di importanti serie, ma tutte quelle uscite negli anni ’80 e ’90 sono “saltate”. “È per effetto del mancato arrivo di questi titoli”, spiega Mistè nella sua introduzione, “che il pubblico italiano ha salutato Evangelion della nuova era come un capolavoro rivoluzionario che ha inventato tutto da solo, riconoscendogli erroneamente come pregi rivoluzionari (narrazione, personaggi, continuity serrata, temi maturi) molte di quelle caratteristiche concettuali ormai date per scontate in Giappone in qualsiasi titolo Sunrise post 1982”. Guida a super e real robot, come di consueto in prodotti editoriali del genere, è articolato in schede ordinate cronologicamente e tematicamente, ognuna con approfondimento tecnico (autori di ogni puntata, date di messa in onda etc.). Ciononostante è lettura avvincente, affascinante e capace di suscitare grande curiosità per le serie che non conosciamo.



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