Guida al cinema bellico

Guida al cinema bellico

Esempio. In assoluta controtendenza rispetto al contesto del 1969 Sydney Pollack realizza – girandolo in realtà in Jugoslavia - Ardenne ’44: un inferno (il titolo originale è Castle Keep), dal romanzo omonimo di William Eastlake, con Burt Lancaster e tra gli altri Patrick O’Neal, Jean-Pierre Aumont, Astrid Heeren, Scott Wilson, Tony Bill, Bruce Dern, Peter Falk, Micheal Conard e Caterina Boratto. Malgrado la presenza, senza dubbio iconica, del succitato Lancaster nei panni del maggiore Abraham Falconer, con tanto di benda sull’occhio e sigaro fra i denti, si tratta di un anomalo film bellico con evidenti ambizioni autoriali. Nel castello del conte di Maldorais, nella foresta belga delle Ardenne, trovano temporaneo rifugio alcuni militari americani di stanza in Europa nel corso della seconda guerra mondiale. E la presenza della bella moglie del nobile e dei tesori d’arte custoditi nell’augusta magione allontanano almeno per un po’ i soldati dal loro contesto, e favoriscono meditazioni filosofiche su vari temi, tra cui, naturalmente, l’immortalità dell’arte contrapposta alla guerra che tutto uccide, la cui brutalità è davvero evidente solo nel finale e, nonostante sia assai ben rappresentata, lascia allo spettatore un grande senso di incompiutezza…

Michele Tetro e Stefano Di Marino, scrittori e saggisti che già insieme si sono cimentati con una altrettanto monumentale Guida al cinema western, si dedicano ora a un’attenta, aggiornatissima (si fa riferimento anche al più che recente, e ottimo, Dunkirk di Nolan) e accurata disamina, caratterizzata da una considerevole bibliografia, da molte e belle immagini e da un notevolissimo indice dei nomi e dei film citati – circa mille – nonché ulteriormente impreziosita dagli approfondimenti storici di Danilo Oberti, di un’altra cinematografia di genere, quella di guerra. Se del resto per esempio la boxe è per eccellenza uno degli sport che più si addicono alla settima arte, perché il ring è un palcoscenico dove il fisico si fa simbolo della lotta per la vita, a maggior ragione il teatro di guerra assurge a emblema della sopravvivenza e a sintesi di tutte le domande che sempre si pone l’uomo in merito al suo destino: il tema è dunque ricorrente e ampiamente diffuso nel cinema, al di là del tempo e dello spazio, rappresenta pienamente pure nel suo découpage l’evoluzione del mezzo filmico, non solo per quel che concerne meramente gli effetti speciali, e offre pertanto al critico, e di conseguenza al lettore, allo spettatore, al fruitore dell’opera d’arte in senso lato notevoli spunti di riflessione. Riferimenti e suggestioni che Tetro e Di Marino sviluppano compiutamente con linguaggio chiaro e divulgativo ed estrema dovizia di particolari, procedendo per aree (i fronti di battaglia, i prodromi del conflitto, la prima e la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, la guerra nel sudest asiatico, altri scenari bellici come quelli dei Balcani o della lotta a Bin Laden e finanche le guerre di fantasia) e soddisfacendo ogni curiosità.



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