Guida galattica dei gourmet

Guida galattica dei gourmet
Rudy Turturro non è un ingegnere spaziale, nè un astronauta; non viaggia nel tempo, nè compie imprese memorabili, è 'solo' un cuoco con un gran senso dell'umorismo che deve adattare la cucina ai gusti dei palati più disparati, provenienti da ogni parte dello spazio. E quindi in compagnia del fedele supercomputer con la erre moscia che gli suggerisce le ricette, il nostro cuoco ipergalattico partecipa ai più strani incontri ed avventure. Tra gli altri una pecora che cambia sesso dopo aver mangiato un'amatriciana, dei pomodori con l'udito superfino che vendicano la morte di un loro simile – finito per sbaglio in un sugo – con scariche di mitra elettromagnetici, bambini di un asilo nido ipertecnologico che snobbano il cibo, un blob di maccheroni assassini che non si vuole far cucinare, un banchetto in un convento di suore lascive e molte altre situazioni al limite tra goliardico e comico...
Rudy Turturro è il protagonista di Memorie di un cuoco d'astronave, premio Urania 1997. Per chi non avesse letto quel fortunato caso editoriale nell'asfittico panorama fantascientifico italiano, possiamo dire che il suo punto di forza era l'estraneità a qualsiasi stereotipo di genere. Nel decennale dalla pubblicazione del romanzo di Mongai, nasce l'idea di pubblicare un'antologia di racconti che celebri il personaggio. Se fosse un pezzo musicale, la raccolta potrebbe essere descritta come una lunga variazione sul tema. E come nelle migliori composizioni, in questo libro vengono analizzate in un caleidoscopio veloce e senza pretese tutte le sfumature del personaggio Turturro, che scopriamo essere una via di mezzo tra Ugo Tognazzi e i personaggi di Terry Pratchett o di quel genio della fantascienza umoristica che è stato Douglas Adams (con la sua classica Guida galattica per autostoppisti, cui si rifà non a caso nel titolo anche questa antologia). Qualche purista della fantascienza potrà storcere il naso davanti alle bravate di Turturro, ma se questo tipo di operazione ha un pregio è proprio quello di ridere dei cliché del genere e di risultare per questo abbordabile anche al lettore medio, che non conosce a memoria la genealogia dei principi Harkonnen di Dune, o che non è abbonato a Locus. Ogni tanto una risata fa bene, anzi, come ricorda in apertura Mongai: una risata ci seppellirà.

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