Guida ragionevole al frastuono più atroce

Guida ragionevole al frastuono più atroce
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“I rocker più famosi sono circondati da un’aura mitica, da “superstar”, ed è una faccenda pericolosa, anzi è proprio questo il virus che sta mandando a puttane il rock. […] È tutta una montatura pomposa”. L’aveva capito benissimo Lester Bangs che il rock – già nei lontanissimi anni ’70 – stava implodendo e mutando in una brutta copia che dissimulava a stento la carica esplosiva delle origini, da consegnare come merce al mercato e ai fan alla ricerca di idoli da venerare. Sebbene fosse conscio della decadenza del genere e della sua lenta ma inesorabile perdita di valore artistico (sempre se mai ne abbia avuto), continuava a scrivere imperterrito in “modo rock” sia di musica che di altro, soprattutto di vita e di amore per l’arte, magari in pieno trip di acidi o dopo aver fumato un po’ di erba. Il suo stile di giornalista era un perenne inno al rock duro e puro, all’energia che il genere ‒ secondo lui ‒ avrebbe sempre e comunque dovuto trasmettere all’ascoltatore. Di solito i suoi pezzi partivano con dei titoli altisonanti, quasi barocchi (ad esempio: Pop, torte e divertimento. Programma per la liberazione delle masse sotto forma di recensione degli Stooges. Ovvero “Chi è l’idiota?”) e poi divagava, scriveva degli assolo in forma di testo, cazzeggiava parlando di altro, di argomenti che con il titolo dell’articolo sembravano non avere legami e che invece magicamente in conclusione riusciva a legare in maniera pazza e magistrale nello stesso tempo. E ora dove siamo rimasti? Direbbe Bangs. Semplice: siamo al cospetto di un libro monumentale di critica rock. Non tanto per i soggetti scelti, necessariamente contingenti ai periodi e alle uscite discografiche dell’epoca, quanto proprio per la costruzione di uno stile unico che di riffa o di raffa è stato copiato da chiunque si sia mai cimentato con un saggio o con una recensione di musica rock…

Greil Marcus, curatore di questa storica antologia di scritti di Bangs, dichiara nell’introduzione come “forse questo libro chiede al lettore di essere disposto ad accettare il fatto che il miglior scrittore americano sapesse scrivere quasi esclusivamente recensioni di dischi”. Marcus nel 1969 era caporedattore della rivista musicale “Rolling Stone” e ha avuto la fortuna di conoscere di persona Bangs. A causa di “mancanza di rispetto nei confronti dei musicisti” Bangs viene espulso dallo stesso “Rolling Stone” e si affianca a “Creem”, magazine musicale di Detroit, dove trova un’atmosfera più in sintonia con il suo modus operandi, di “amore per il trash e disprezzo per tutto ciò che era pretenzioso: quell’estetica nel 1976-77 con i Ramones e il CBGB’s a New York e i Sex Postols a Londra, avrebbe preso il nome che lui le aveva dato: punk”. Raccolti in questo volume sono gli scritti di quel periodo, recensioni, visioni e fugaci amori che hanno costruito il mito di Bangs, un uomo-leggenda immortalato nel film del 2000 di Cameron Crowe Almost Famous e morto troppo presto. Lui sapeva raccontare il rock come pochi, con la pancia e con immagini che non si possono acquisire in nessun corso di analisi musicale o di giornalismo. Senza peccare di sopravalutazione: il libro di critica rock per eccellenza. Senza tempo.



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