H2Oro - Perché l’acqua deve restare pubblica

H2Oro - Perché l’acqua deve restare pubblica
 In uno spettacolo teatrale, in un libro… perché parlare proprio di acqua? Ma perché l’acqua è un problema vitale – nel vero e proprio senso della parola! E sono stati proprio i Forum mondiali sull’acqua, che si tengono ogni tre anni e a cui partecipano la quasi totalità degli stati del mondo, a stabilirlo: a stabilire, cioè, che l’accesso all’acqua è un bisogno vitale dell’uomo; ma, paradossalmente, questi stessi Forum hanno anche stabilito che l’acqua, in quanto bene economico capace di soddisfare questo bisogno primario, ha un valore economico che deve essere definito dai meccanismi del libero mercato. Detto questo, il processo di mercificazione dell’acqua e di privatizzazione della sua gestione è venuto da sé. Del resto, i Forum mondiali sull’acqua non sono organizzati, come si potrebbe invece pensare, dai governi o dalle Nazioni Unite, sono organizzati dalle multinazionali dell’acqua! Per contrastare questo processo di progressiva mercificazione, già nel 1997 è stato stilato – a firma dell’economista Riccardo Petrella e dell’ex Presidente del Portogallo Mario Soares –il Manifesto per il contratto mondiale sull’acqua, in cui si controbatte, invece, che l’acqua deve essere riconosciuta dalla legge come bene comune pubblico; di gestione pubblica. La normativa italiana in materia non è univoca… 
H2Oro nasce nel 2006 come uno spettacolo teatrale, prodotto e messo in scena dall’Associazione culturale e teatrale Itineraria, e finalizzato alla difesa del diritto di tutti all’acqua, in cui, a partire da una rigorosa e imprescindibile documentazione, si affrontano i temi della privatizzazione dell’acqua – su cui è stata di recente messa alla prova, con un referendum, la sensibilità stessa degli italiani e che ha visto prevalere il buon senso della scelta di una pubblica gestione –, delle multinazionali che ne gestiscono imbottigliamento e vendita, del Contratto mondiale sull’acqua, delle guerre dell’acqua e delle dighe che la imbrigliano, degli sprechi e dei paradossi della gestione italiana dell’acqua, del cosa è possibile fare “noi-qui-ora” e, infine, della necessità di contrastare e invertire la dilagante – il caso, infatti, non è solo italiano! – tendenza alla sua mercificazione e privatizzazione.  Tutto questo facendo ricorso ad una varietà di linguaggi e strumenti comunicativi – lo spettacolo nasce per il teatro, pur prevedendo già al suo interno l’utilizzo di filmati, ma viene poi riadattato e trasposto su carta per essere pubblicato in forma di saggio nel 2011; saggio che si arricchisce di una prefazione di Dario Fo, della presentazione di Ercole Ongaro e del dvd della rappresentazione teatrale originale – necessari a volgere a proprio vantaggio quegli stessi accattivanti mezzi di comunicazione che bombardano, quotidianamente e con il messaggio inverso dal momento che a pagare sono le multinazionali, la società contemporanea tutta e le giovani generazioni in particolare. Un libro da leggere assolutamente, quindi, perché anche se l’acqua è ancora pubblica, molte sono ancora le persone che non hanno sufficiente rispetto della sua scarsità o che, non abbastanza consapevoli della qualità che contraddistingue l’acqua del sindaco, continuano a bere acqua in bottiglia.

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