Happy Italy

Happy Italy
Una signora di non ancora cinquant’anni entra in una banca, tira fuori una pistola e chiede al cassiere di consegnarle i soldi. La guardia giurata, però, le spara un colpo in testa. La pistola della donna, invece, era finta. In realtà la signora voleva indietro i suoi soldi, i risparmi di una vita, quelli che Gianpiero Fiorani ha rubato a lei e a un sacco di altri risparmiatori nello scandalo che i giornali hanno ribattezzato Bancopoli. Un gesto folle, quello della donna, dettato dalla disperazione e dal disprezzo, dopo avere aspettato mesi che la giustizia potesse risarcirla. Ma la giustizia l’ha beffata: Fiorani ha scontato solo pochi mesi di prigione, ora è libero e – presumibilmente – non tornerà più in carcere. È per questo che la madre della donna, Alice, e la figlia, Virginia, decidono di vendicarla. Il piano è facile. Bisogna uccidere Gianpiero Fiorani. Virginia ha da poco finito le scuole superiori e non si iscriverà all’università. È grassa, taciturna e solitaria, ha una passione per i manuali, quelli che spiegano come si fa a fare le cose. È partita da Milano e ora sta andando in Liguria, a Oneglia, nella bella casa della nonna, lì c’è anche Ettore, un’altra delle vittime di Fiorani: suo fratello s’è suicidato dopo avere perso tutto. Ettore è un aspirante scrittore e sta per dare alle stampe (a sue spese) una biografia di Silvio Berlusconi, dal sinistro titolo Noi tutti siamo Berlusconi. E sarà proprio durante la presentazione del libro che i tre intendono sparare a Fiorani, invitato per l’occasione…
È un po’ di giorni che mi interrogo su cosa sia esattamente questo romanzo di Ilaria Rossetti: un thriller? Un noir? In fondo gli ingredienti ci sono tutti e funzionano perfettamente. C’è una pistola Sig-Sauer che viene accudita e accarezzata e che (forse) prima o poi sparerà; ci sono personaggi tormentati e offesi, che a tratti inteneriscono e a tratti inquietano; c’è un’estate torrida e distratta che pure non riesce a nascondere il rombo cupo di ciò che si va preparando. Eppure Happy Italy, man mano che la lettura procede e le parole dell’autrice si insinuano nella testa del lettore turbando e incantando, risulta essere ben altro (e ben più) che una storia dai risvolti neri. È il racconto del nostro tempo, è una presa diretta sul disfacimento che ci circonda e sullo sforzo che dobbiamo fare per mantenere l’equilibrio. Per non cedere, per non diventare come “loro”. Loro sono i nuovi eroi italiani, i furbi, quelli che fanno tanti soldi, non importa come, quelli che, in fondo, godono della stima di chi non è stato abbastanza scaltro da diventare Caimano. Ilaria Rossetti, però, rovescia questo vuoto e trito paradigma e dà voce a personaggi che subiscono la felicità di pochi. “La sua vita s’è spiegazzata appena, le nostre sono esplose. Nelle logiche di questo Paese, va bene così. Andate avanti a lavorare e pregare nelle vostre amene province di sabbia e sale, va bene così, va tutto sempre bene così. Non è successo niente.” La rabbia disperata raccontata in queste pagine non scade mai in un collerico qualunquismo, ma ha il tono alto, fermo e severo dell’elegia, di una sincera e toccante passione civile. “Certo, vorremmo tutti continuare a farci mancare il fiato per una qualità di cielo, per una fotografia mentale, per una strada bruciata di luce, per la neve, per i temporali, per i musicisti da marciapiede, per una comunanza, per una coincidenza. Ma non si può.” Non si può, perché tutto il nostro impegno deve essere messo nel cercare di non essere mai e poi mai uguali a Loro. Infine:che succederà a Gianpiero Fiorani? Morirà sotto i colpi della semiautomatica? Ovviamente non ve lo dico, ma sappiate che scrivere un romanzo è, fra le tante possibili, la vendetta più alta e definitiva.

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