Harry Potter: il cibo come strumento letterario

Harry Potter: il cibo come strumento letterario
Harry ed Hermione hanno presto imparato che c'è anche il cibo tra le 5 eccezioni alla legge di Gamp sulla Trasfigurazione degli Elementi:  al pari dell'amore, ad esempio, o del dono della vita, anche il cibo non può essere generato dal nulla ma solamente variato nella quantità. Questo la dice lunga sull'importanza del cibo, su quanto sia essenziale tanto che nemmeno la magia riesce a comandarlo. Marina Lenti il mondo di Harry Potter lo conosce come le sue tasche, ha scritto libri e se ne è occupata a lungo nel web. Con questo volume ha voluto esplorare l'approccio al cibo nel ciclo potteriano, non disdegnando di inserire delle ricette in appendice a capitoli di disquisizioni accurate sui riferimenti culinari contenuti nella saga, così che i babbani golosi possano sperimentarsi nella preparazione di fantasmi biscottate, crostatine alla crema stregata e scope di formaggio...
Evidentemente c'è sempre chi riesce a trovare qualcosa da scrivere su argomenti rispetto ai quali in realtà sembrerebbe che sia già stato scritto tutto (o troppo?). Non so quanto si sentisse il bisogno di un ennesimo saggio sul maghetto ideato dalla Rowling. C’è però un capitolo che in effetti un pochino (ma solo un pochino, eh!) mi ha incuriosito. È il quinto, un’analisi certosina dei problemi emersi nella traduzione della saga, naturalmente soffermandosi sulle difficoltà legate ai soli termini gastronomici, ma pur sempre uno spaccato interessante su quanto sia faticoso cimentarsi in traduzioni rispettose dei testi originali. Per il resto, francamente, non vedo molto altro valore aggiunto. Tra l’altro credo che alle ricette avrebbe giovato l’inserimento di immagini dei piatti finali. Bastava poco e magari il libro sarebbe risultato più appetibile, pardon! appetitoso.

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