Harun e il Mar delle Storie

Harun e il Mar delle Storie

Nella più triste delle città, tra le fabbriche di tristezza, vivono il cantastorie Rashid Khalifa, sua moglie Soraya e il figlio Harun. Rashid, conosciuto anche come Scià del Bla-bla, è un notissimo cantastorie, i cui servizi sono richiesti persino dai politici per attirare l’attenzione e i voti della maggioranza. Rashid infatti ha un dono straordinario: riesce, attraverso la narrazione delle sue stupefacenti storie, a incantare i suoi uditori. Ad Harun capita di pensare a suo padre come a un giocoliere: riesce a tenere in equilibrio tante storie diverse, personaggi, situazioni, parole, e a farle roteare in aria senza lasciarle cadere, con incredibile destrezza ed eleganza. Quando Harun chiede a Rashid da dove vengano quelle storie, lui disegna nell’aria con la mano dei gesti stregoneschi. Tutto procede dritto, finché non arriva il giorno in cui, al contrario, tutto va storto. Soraya, la madre di Harun, scappa con il vicino, un uomo privo di immaginazione che l’ha convinta che il marito è un buono a nulla, un parlatore inutile come le storie che racconta. Rashid resta muto, letteralmente. E il giovane Harun si assume la responsabilità di aiutarlo a ritrovare la lingua e l’ispirazione, anche se lui per primo ha perso qualcosa. Per esempio la possibilità di concentrarsi per più di undici minuti di fila…

Lo Scià del Bla-bla e suo figlio Harun vivono nella città triste, “oltre un vecchio quartiere di edifici in rovina che sembrano cuori infranti”, ma sono felici perché hanno le storie dalla loro. Harun è un ragazzino che immaginiamo intorno ai dieci, dodici anni, e talvolta si innervosisce con suo padre perché non gli ha mai detto da dove arrivano le storie. Altre volte si scoccia di ricevere sempre le solite, fantasiose risposte. Così, quando la madre se ne va e nel biglietto lascia scritto che le storie sono inutili, Harun – spaventato, arrabbiato – rincara la dose: ha ragione la mamma, le storie non servono a niente. Prima di tutto perché non sono vere. Quando il Genio barbablu fa il suo ingresso nella stanza da bagno, Harun deve rivedere le sue credenze in materia di fantasia e realtà. Parte per un viaggio fantastico – il viaggio dell’eroe in piena regola – sul dorso di un’upupa meccanica alla volta dell’Oceano dei Flussi delle Storie per rimediare al mutismo, e allo sconforto, di suo padre. Ma qui troverà un problema più grande: l’Oceano è stato inquinato di proposito... Un romanzo – per ragazzi e per tutti – dalla fantasia sontuosa, ricco di immagini sfolgoranti, allucinogene, liberissime, pure se inserite nella cornice classica della fiaba. I livelli di lettura sono molteplici e i simboli chissà quanti: ma come accade nelle belle storie – quelle di Rashid e questa di Rushdie – il simbolo parla senza bisogno di svelarsi, ci raggiunge potente senza che ce ne accorgiamo.



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