Hayao Miyazaki

Una foto informale ma elegante di un piccolissimo Hayao e di sua madre, bella, distinta ad introdurre il racconto: non è difficile immaginare in che realtà sia nato e cresciuto Miyazaki, un agio dato dall’industria di componenti per aeroplano che faceva del padre un fornitore per la guerra imperversante, mentre il livello medio della gente rasentava la stentata sopravvivenza. Con il senso di colpa e un vago continuo autobiografismo il disegnatore di Akebono-cho, Bunkyo-ku, Tokyo, inizia autodidatta più per passione che per formazione, procedendo come mestierante nell’animazione prima come impiegato, poi responsabile di settore, poi indipendente e poi semidio nell’ormai mitico Studio Ghibli. Tra i modelli che gli hanno acceso la scintilla o confermato la vocazione Fukushima, Tezuka; tra gli estimatori d’eccezione, un Akira Kurosawa che non si sente all’altezza di paragoni con la sua poesia, Guillermo Del Toro che dichiara la dipendenza dai suoi lavori, l’affresco di un uomo che ha saputo ricordare che l’essere e rimanere bambino non ha a che fare con l’infantilismo. Anzi...
Sull’onda (anzi con il buon vento, è il caso di dire) di Si alza il vento, ultimo film nelle sale del maestro Miyazaki, esce questo volume gonfissimo di informazioni sulla vita “animata” di quello che, volente o nolente, è il più famoso dei disegnatori onirici degli ultimi tempi (ma anche dei penultimi). Miyazaki è coccolato dall’amore che raccoglie sotto il suo vessillo spettatori trasversali, osannato per la indubbia profondità elegantemente semplice delle animazioni. Capolavori indiscussi come Porco Rosso, personaggi entrati nell’immaginario comune come Totoro (che fa simpaticamente capolino anche in un Toy Story tutto Pixar), sono usciti dalla sua penna, e rimangono ancora insuperati esempi di commozione e anti prosaicità. Per il resto inutile dire che intellettuali e intellettualoidi hanno fomentato una rivalità tra poesie animate - l’altro polo è la Disney del presunto buonismo e materialismo tutto americano (sarà) - che grazie al cielo questo libro non cavalca, citando anche piccoli aneddoti che raccontano di spassionate riconoscenze e abissali, fortunate, lontananze.

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