Heidegger e gli ebrei

Heidegger e gli ebrei

Nella densa raccolta di questi scritti, redatti tra il 1938 e il 1946 ma rimasti fin qui inediti, il filosofo tedesco Martin Heidegger addensa riflessioni filosofiche, storiche, politiche ed alcune di natura palesemente antigiudaiche. Il genio di un “signore del pensiero”, come lo aveva definito Paul Celan, incontra la follia della Shoah e la trova congeniale alle sue teorie filosofiche. L’ebraismo costituisce ai suoi occhi l’incarnazione emblematica di una modernità asservita alla razionalità del mero calcolo economico, di un pensiero intellettuale cosmopolita sradicato da ogni particolarismo territoriale, di una metafisica che riduce l’essere umano a oggetto manipolabile. La Germania di Hitler, di contro, l’estremo baluardo di una civiltà umanistica minacciata dal progresso tecnologico oltre che dal bolscevismo sovietico e dal pragmatismo della democrazia di massa angloamericana…

Martin Heidegger ((Meßkirch 1889 – Friburgo 1976) è stato uno dei maggiori pensatori del secolo scorso, forse una delle figure più significative dell’intera storia della filosofia. Lo sa bene Donatella Di Cesare, che insegna filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma e che è stata vice presidente della Fondazione Heidegger. Carica dalla quale non ha esitato a dimettersi all’indomani della pubblicazione dei “Quaderni Neri”. A quanti amano addentrarsi lungo gli impervi sentieri della filosofia, e probabilmente non solo a loro, era ben noto che Martin Heidegger fosse stato un convinto assertore dell’ideologia nazionalsocialista tedesca. Ma quando lo scorso anno vengono dati alle stampe per la prima volta i “Quaderni Neri”, anche la falda sotterranea del suo antisemitismo, fin qui solo subodorata, è emersa in superficie con prorompente evidenza. Non un diario intimo, ma una vera e propria opera filosofica, rimasta fin qui inedita per oscura volontà dello stesso autore, in cui la studiosa romana conduce per mano il lettore nel tentativo di portare in luce la vena antisemita del filosofo, di contestualizzarla storicamente e perfino di allacciarla a una tradizione tedesca che da Lutero a Fichte, da Hegel a Kant fino a Nietzsche si era già interrogata sulla questione ebraica. Il suo approccio mira a dimostrare quanto la metafisica antisemita di Heidegger costituisca un aspetto non trascurabile di una teoria filosofica il cui valore resta pur tuttavia ineliminabile. Un libro che ne riposiziona il ruolo e sgombra il dibattito da tutti quei luoghi comuni che sono i veri nemici della filosofia.



 

 

 
 
 
 

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