Heidi

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Passeggi in via Fiori Chiari a Milano e… succede che una donna ti chiami dal suo banchetto: legge il futuro nelle carte. Pensi tra te e te che mai ti siederai e mai permetterai a quella donna di raccontarti un mucchio di frottole insensate. Eppure, dopo due minuti sei seduta davanti a lei. Passi dieci minuti a farti dire che il “futuro è in arrivo” (e ci mancherebbe altro) e sborsi venti euro. Ti senti una perfetta idiota. È esattamente quello che accade a Chiara Lombroso mentre sta andando a lavorare ed è incasinata e in ritardo (come sempre e come tutti i milanesi). Lavora in una emittente televisiva e si occupa di fare provini a chiunque desideri partecipare ad uno dei milioni di reality trasmessi di continuo nel palinsesto televisivo. “Hotel da incubo”, “Malattie imbarazzanti”, “Sepolti in casa”, sono i format più famosi e seguiti: ma il pubblico vuole qualcosa di ancora più morboso, più surreale. E Chiara cerca di trovare l’idea giusta per non perdere il suo posto di lavoro, sempre in bilico. Un giorno però tutto cambia. Suo padre, ricoverato in una clinica, malato di demenza selettiva, viene cacciato perché ormai ingestibile e pericoloso per gli altri pazienti. Chiara se lo ritrova in poche ore in giro per casa. Che fare? Come gestirlo? Lui è stato uno dei maggiori critici letterari italiani e ora straparla, la chiama Heidi in onore dell’unico cartone animato che guardavano assieme e di certo non può restare solo tutto il giorno. Sarà Thomas a badare a lui. E non solo. Diverrà ben presto insostituibile e con la sua gentilezza sarà in grado di far vedere a Chiara tanti lati della vita che lei stessa ha smesso di guardare…

Heidi è l’ultimo romanzo di Francesco Muzzopappa, classe 1976, pugliese di nascita e milanese di adozione. Chiara, la protagonista, è il prototipo della milanese: completamente dipendente dal suo lavoro, priva di vita sociale, cerca di sopravvivere in un mondo sempre più competitivo. Ogni giorno è costretta a fare provini a gente stramba che non vede l’ora di apparire in TV (come se una sola comparsata potesse essere il riconoscimento adeguato per la vita intera) e magari di lavorarci per tutto il tempo possibile. Muzzopappa ci fa ridere di gusto e ci fa sorridere amaramente: siamo davvero tutti così alienati in questa società in cui ormai l’apparire conta più di ogni altra cosa? Davvero abbiamo intenzione di trascorrere dieci-dodici ore in azienda e poi tornare a casa solo per dormire annullando qualsiasi rapporto umano? Teoricamente diremmo di no, che non lo faremmo mai. Eppure molti di noi sono “workaholic” e i rapporti con gli amici li gestiscono solo attraverso i social. Con una scrittura paratattica, diretta, affilata e arguta, l’autore parla a tutti noi, ci fa riflettere e allo stesso tempo ironizza e decostruisce tutta la nostra vita quotidiana. Possiamo tentare di riprenderci il nostro tempo e i nostri affetti? Possiamo riuscire a superare la dipendenza dai social? Forse sì. Dobbiamo solo avere un motivo vero, ricordare quanto una passeggiata con chi amiamo sia più gratificante di un premio a lavoro e di come siamo in realtà fragili. Heidi è allo stesso tempo una lettura leggera e profonda, ci fa ridere e ci colpisce allo stomaco: c’è la storia di tutti noi in un romanzo. Muzzopappa riesce con leggerezza a farci riflettere e centra perfettamente il suo obiettivo regalandoci una lettura imperdibile.



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