Hellraiser: il tributo

Hellraiser: il tributo

Nella cassetta della posta indirizzata a Christina Fidanza – il nome che Kirsty Cotton ha deciso di adottare per chiudere definitivamente col suo passato e, spera, con il mondo delle Terre Desolate – c’è una sola lettera ma, una volta aperta, è sufficiente per farle gelare il sangue nelle vene. Nonostante i chilometri e le almeno dodici identità fittizie che la separano dalla casa di Lodovico Street, teatro del suo primo incontro con i cenobiti tanti anni prima, non si è mai sentita così vicina al loro mondo glaciale e morente come oggi, con la missiva inviatale da un professore di teologia di una università del Midwest, tale Joseph Lansing. Non sa chi sia ma è chiaro che conosce molto bene le Terre Desolate, i cenobiti e la scatola di Lemarchand. Proprio su di lui si sofferma la parte finale della lettera, ponendo graffianti interrogativi sui suoi ultimi anni di vita di quel misterioso individuo, artigiano geniale che creava uccelli canori meccanici per i più grandi monarchi europei e che, a un certo punto, si trovò a dover creare dei complessi rompicapi noti come configurazioni dei lamenti, porte d’ingresso al labirinto dei cenobiti e unico strumento per evocare il loro potere seducente e distruttivo…

Si torna nell’inquietante mondo in cui dolore e piacere si incontrano e si sovrappongono e lo si fa con la penna di Mark Alan Miller, autore di graphic novel per Dark Horse e Boom!Studios e con i disegni di Clive Barker, qui presente esclusivamente come creatore e illustratore della storia. Cronologicamente ci troviamo tra Schiavi dell’inferno ‒ primo capitolo letterario della saga Hellraiser ‒ e il suo sequel, Vangeli di sangue. Protagonista della vicenda qui narrata è Kirsty Cotton, la candida e tosta eroina del romanzo precedente, che è riuscita in un colpo solo a sbarazzarsi del redivivo zio Frank e della sua amante Julia e a trarre in inganno i mostruosi cenobiti, esseri infernali fuoriusciti dal rompicapo di Lemarchand per torturare in eterno le loro vittime. Stavolta tutto parte da una lettera indirizzata alla protagonista, la quale ha fatto di tutto per dimenticare quella storia che ha spinto la sua sanità mentale oltre ogni limite, lasciandole addosso ferite psicologiche impossibili da rimarginare. In quella lettera, inviatale da un certo professor Lansing, si parla ancora di Philip Lemarchand e del suo maledetto rompicapo e l’intervento di Kirsty è richiesto per scongiurare un evento allo stesso tempo sconvolgente e terribile. Sfruttando l’espediente degli ultimi anni di vita del creatore del rompicapo, il campo di azione del romanzo si allarga sino a giungere all’Isola del Diavolo, isoletta al largo della Guyana francese sede di un penitenziario durissimo e a prova di evasione dove Kirsty si recherà per ricomporre un puzzle che pagina dopo pagina si fa sempre più articolato e complesso e che necessiterà dell’intervento dei cenobiti – e soprattutto del sequel, Vangeli di sangue – per essere, almeno parzialmente, ricomposto. L’opera è di discreta fattura e le appropriate illustrazioni di Barker arricchiscono ulteriormente un prodotto progettato per incastonarsi in una saga che, ripresa a distanza di anni dal successo di fine anni ’80, non smette di stupire e non rappresenta un mero revival dei tempi che furono.



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