The help

The help
Jackson, Mississippi, agosto 1962. Aibileen è una domestica di colore che ha allevato decine di bambini, tutti bianchi. Cinque mesi dopo aver perso il figlio ventiquattrenne in un incidente sul posto di lavoro, trova una nuova occupazione presso la famiglia Leefolt. È un modo per ricominciare, per cercare di sopravvivere al dolore che la rode dentro come un "seme cattivo". E così ogni giorno si trascina fino alla porta di Miss Leefolt, si occupa della piccola Mae Mobly – a soli due anni già completamente ignorata dalla madre, che la considera un fastidioso impedimento ai suoi impegni mondani - lava, stira, pulisce e (ogni quarto mercoledì del mese)  fa in modo che tutto sia perfetto per il giorno del bridge a casa Leefolt... Miss Skeeter torna a vivere con i suoi genitori dopo aver frequentato l'università. Altissima e magra come un chiodo, è assillata ogni giorno da una madre iperprotettiva, che seguendo una sua personalissima guida per trovare marito, impone alla figlia lunghe sedute dal parrucchiere nel tentativo di domare i suoi capelli ribelli, abiti dagli improbabili colori pastello ed estenuanti conversazioni su cosa sia bene per il suo futuro e quanto sia importante far subito presente ad ogni possibile pretendente la rendita economica della figlia. D'altra parte, se una ragazza minuta e graziosa può valorizzarsi con il trucco e l'abbigliamento adatto, ad una ragazza alta ed irrimediabilmente brutta non rimane altro che un solido fondo fiduciario. La giovane Eugenia (Skeeter) Phelan non può più contare neanche sull'appoggio della domestica che l'ha cresciuta per anni, Constantine, che sembra improvvisamente svanita nel nulla... Minny è la migliore amica di Aibileen; anche lei è una domestica di colore, ma la sua specialità è la cucina. Probabilmente è la cuoca più brava che esista in città. Peccato che il suo brutto carattere e la linguaccia che si ritrova le provochino non pochi guai. Da quando lavora a casa di Miss Celia, però, la sua vita sembra aver preso finalmente una piega diversa; è pagata bene e trattata con gentilezza da quella strana donna un po' svampita e certamente molto appariscente che cerca di inserirsi – senza risultato per altro – nell'esclusivo club delle donne che organizzano l'annuale festa di beneficenza...
Splendido romanzo d'esordio, The help ci trascina nel profondo sud della provincia americana, dove tra i primi condizionatori domestici e la prima pillola anticoncezionale, tra l'assassinio di Medgar Evers e la marcia su Washington, si intrecciano le vicende delle protagoniste. Tutte donne, tutte alle prese con una vita complicata, tutte mosse dal desiderio di cambiare qualcosa. Nella Jackson della segregazione razziale, le donne di colore sono esclusivamente domestiche che per pochi spiccioli mandano avanti le case delle donne bianche e ne crescono amorevolmente i figli. Sono donne – spesso con figli da sfamare, una baracca che cade a pezzi ed un marito violento – che si spaccano la schiena da mattina a sera. Sopportano gli sguardi indagatori delle padrone di casa, utilizzano senza protestare il bagno separato che è stato costruito per loro in garage o addirittura in giardino. Si rassegnano a non poter leggere certi libri, perchè la biblioteca per la gente di colore non può permetterseli. Accettano di frequentare una scuola per neri, parrucchieri per neri, ospedali per neri, incapaci di reagire o pensando che le cose non possano essere cambiate. Le storie che Skeeter, Minny e Aibileen raccontano ci parlano di sofferenze spesso taciute; di rabbia repressa che talvolta sfocia in violenza. Ma anche di inaspettata solidarietà ed amicizia; di amore incondizionato per i propri figli. Ciò che è diverso spaventa nella piccola e ottusa Jackson dei primi anni Sessanta: spaventa il colore nero, spaventa una donna appariscente e disinibita; spaventa una giovane ragazza che non mette al primo posto un buon matrimonio, ma che anzi vuole essere indipendente e lavorare in un campo (quello del giornalismo) ad esclusivo appannaggio maschile. Una Jackson che la Stockett conosce bene: è lì che è nata ed è cresciuta. Come Constantine – la domestica di Skeeter – così Demetrie è stato l'angelo custode dell'infanzia dell'autrice, l'ha cresciuta e l'ha amata come se fosse stata una figlia. E forse questo lungo racconto è dedicato proprio a lei. Per uno scrittore del Sud – ha detto Howell Raines, Premio Pulitzer con Il dono di Grady – non c'è argomento più delicato dell'affetto tra un nero e un bianco nel mondo ingiusto della segregazione. Infatti, l'ipocrisia su cui si basa la società rende sospetta ogni emozione, per cui è impossibile capire se il sentimento che esisteva fra due persone era genuino, oppure dettato dalla compassione o dal pragmatismo. E sono questi gli stessi dubbi che – probabilmente - devono aver assalito l'autrice: aver detto troppo poco sul confine tra donne nere e donne bianche; o forse, addirittura, di essersi spinta troppo oltre. Ciò che conta, in realtà, è parlarne, comunque. Far comprendere che i limiti sono spesso fatti per essere superati. "Non era questo lo scopo del libro? Far capire alle donne: siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano. Molte meno di quanto pensi".

 

 

 

 
 
 
 
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