Henry Hastings

Henry Hastings
Henry Hastings, capitano del diciannovesimo reggimento, spara al proprio superiore, macchiandosi di omicidio. Per questo è ricercato e per questo è un uomo in fuga. Rifugiatosi presso la sorella, l’ orgogliosa Elizabeth, le chiede di intercedere per lui, perorandone la causa al cospetto della regina di Angria. Infine catturato, il pavido Henry baratta la libertà per la lealtà, smettendo i gradi militari e rivestendo quelli del cittadino privato, pure coperto dall’ignominia e dal disprezzo altrui. Elizabeth, che nutre per il fratello (che, «prima che il vizio attecchisse in lui, era uomo forte, attivo e atletico») un affetto sincero e profondo, ormai sola, prende in mano le redini della propria vita e, facendo appello all’ingegno e all’industriosità, si dedica all’insegnamento. Ormai autonoma e realizzata, pur se sola, Elizabeth incontra casualmente Sir William Percy, fratellastro della regina, che le dichiara il suo amore. Ma la giovane, forte dei suoi saldi principi morali, non cede alle lusinghe né alla possibilità di diventare l’amante del conte...
Henry Hastings è uno dei numerosi racconti che compongono il cosiddetto ciclo di Angria, monumentale opera giovanile di ispirazione byroniana, scritta a quattro mani da Charlotte e dal fratello Branwell (mentre Emily e Anne, dal loro canto, scrivevano il ciclo di Gondal): opera di indubbio valore formativo, sorta di palestra che prelude ai grandi romanzi di una delle più grandi scrittrici inglesi di ogni tempo, autrice, oltre che del fortunatissimo e immortale Jane Eyre, di altri romanzi notevoli, Villette su tutti. Eppure Harry Hastings, così come altre storie del suddetto ciclo, ha un valore letterario esiguo. La vicenda, seppure abbastanza semplice, risulta complessa da seguire, per via dei legami con altri racconti (sono molti i personaggi che, protagonisti altrove, fanno qui apparizioni fugaci, e non è sempre facile seguirne percorsi e intenzioni, nonostante le abbondanti note della curatrice e traduttrice). L’impianto narrativo, poi, risulta un tantino farraginoso: se, come succede per gran parte delle storie del ciclo infatti la voce narrante è quella di Charles Townsend, fratello minore del re di Angria, qui vengono inseriti frammenti del diario di Sir Williams che, se da un lato, introducono un punto di vista altro necessario per lo sviluppo di una delle sottotrame (quella dell’amore tra questi ed Elizabeth), dall’altro confondono ancor di più le già non limpide acque al lettore che non abbia troppa dimestichezza con l’opera nella sua globalità.

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