Ho cercato di scrivere paradiso

Ho cercato di scrivere paradiso

Alessandro Rivali scopre che la figlia di Ezra Pound è in Italia, nel castello di Brunnenburg, nel comune di Tirolo, dove vive la novantatreenne Mary de Rachewiltz. Pensa che sia un’occasione da non perdere e invia un suo libro di poesie per riuscire a ottenere un’intervista. Il castello è un luogo della memoria, ma vibrante della presenza viva del poeta dei Cantos, pare che Ezra possa comparire da dietro ogni angolo. La biblioteca è stracolma delle sue opere e dei libri con annotazioni e commenti autografi, le stanze sono disseminate di opere d’arte, frequentate da artisti, letterati e studiosi. Una tappa fondamentale per conoscere “l’ultimo Pound”, dove la figlia Mary da sempre lavora in maniera sistematica nel raccogliere tutto quanto viene pubblicato su e di Ezra Pound, infaticabile traduce le opere del padre amato, stimato. Aperta ai visitatori c’è la Pound room, una stanza dove ci sono teche e vetrine con il lungo cappotto nero, la sciarpa gialla regalo di Eva Hesse, gli ideogrammi cinesi, la sedia che si era costruito da solo, le macchine da scrivere, le foto gigantesche e tutta una serie di oggetti appartenuti al grande poeta. In bella mostra c’è anche la descrizione di Hemingway che nel 1925 scriveva: “Io trovo che Pound è un grande poeta come lo è stato Browning, Shelley”. Nel giardino del castello ci sono il museo agricolo, i cancelli e le invenzioni di Franca Ghitti…

“Ciò che sai amare rimane/ il resto è scoria/ Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te/ Ciò che sai amare è il tuo vero retaggio” [Pisan Cantos, 81]. Sono versi scritti da Ezra Pound nel 1945, quando – incarcerato nel campo di detenzione di Pisa – era chiuso in una gabbia fatta su misura per lui, accusato di tradimento verso la patria. Nonostante rimanesse sotto il sole tutto il giorno e fosse abbagliato dai riflettori tutta la notte, il poeta scriveva sulla bellezza della vita. Chi era l’Ezra Pound uomo, poeta, padre, amico? Lo racconta un altro poeta, Alessandro Rivali, in una decennale intervista fatta a Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra e della violinista Olga Rudge, poetessa anche lei. Un saggio che vola alto e accompagna alla scoperta di un uomo impaziente che “non tollerava la sciatteria”, ma con un grande sense of humour, di estrema sensibilità e con un intuito così spiccato da riconoscere e sostenere talenti, come T.S. Eliot, Joyce e Hemingway. Attraverso le parole dell’unica figlia di Ezra emerge il profondo amore nei confronti del padre, risaltano l’umiltà e la complicità, il grande rispetto e stima che l’hanno portata a diventare una sorta di vestale delle opere pubblicate su e di Pound, dei tanti bauli di materiale ancora da revisionare e mettere in ordine. L’intento del saggio è di portare Ezra Pound a chi ancora non lo conosce, presentare l’autore che è stato l’avanguardia della poesia occidentale del Novecento e che ha avuto l’ambizione di realizzare un’opera epica americana sullo stile della Divina Commedia di Dante, mettendo al centro il principio dell’uguaglianza nella diversità, l’importanza del rispetto reciproco, della cortesia: “Uomini siate non distruttori”. C’è speranza quando la stessa Mary afferma: “Per comprendere la poesia ci vuole tempo. Io stessa, a volte, quanto leggo un verso di Pound magari non lo capisco, rimango spiazzata; ma un’altra volta quel verso mi comunica qualcosa di importante”.



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