Ho guardato un nazista negli occhi

Ho guardato un nazista negli occhi

Oskar Gröning, ufficiale di grado non elevato del terzo Reich, è sul banco degli imputati, accusato di essere stato complice nell’uccisione di centinaia di migliaia di innocenti in un campo di concentramento. Jordana è lì, nell’aula del dibattimento, ce l’ha fatta a presenziare. Era il suo più grande desiderio da qualche tempo, dopo aver visitato Auschwitz, il drammatico luogo simbolo del crimine nazista. I genitori erano molto preoccupati, è ancora giovane ed è arrivata in Germania dal lontano Canada solo grazie all’interessamento di chi in quel processo è direttamente o indirettamente parte in causa. La ragazza desidera non solo che venga fatta giustizia, ma in qualche modo comprendere come e cosa abbia potuto scatenare un’azione così feroce e crudele come lo sterminio degli ebrei. Non finisce di stupirsi degli incontri e delle emozioni contrastanti. Il nocciolo della questione oggetto del processo non è dissertare sull’acclarato ed orrendo misfatto, ma sentenziare o meno un principio: il ruolo di ogni soldato tedesco nella efferata vicenda, come gli spiegano i suoi tutor improvvisati, animati non da mera sete di vendetta, ma di dolorosa e lucida consapevolezza e culto della memoria al fine di evitare ripetizioni di analoghe tragedie…

Sono passati quasi settanta anni dalla fine della seconda guerra mondiale, dall’epoca dei fatti narrati nel libro. Il processo al novantenne Gröning ha un vasto clamore e mediatico, ovviamente. L’ufficiale suo malgrado è diventata la risposta vivente ai rigurgiti neonazisti che paiono pervadere alcune regioni europee ed è la risposta a quelle tesi definite negazioniste che raccontano di una shoah inventata, di un eccidio mai accaduto. Al di là degli improponibili falsi storici, l’operazione cui mira il romanzo è chiaramente educativa, raccontando con gli occhi di una ragazza poco più di adolescente i fatti e le conseguenze di uno dei crimini più assurdi e cruenti di cui l’umanità si è macchiata, ragionando umanamente sull’umanità o meno di un uomo. I temi sono di largo respiro, primo fra tutti da una parte la volontà tedesca di esorcizzare definitivamente una parte della propria storia, dall’atra la necessità di porre riparo a quella sorta di giustificazionismo se non di collusione degli alleati nei confronti di esponenti del terzo Reich anche e soprattutto se non proprio ai vertici della gerarchia. Operazioni con queste intenti hanno così un valore etico morale che per una volta sopravanzano e seppelliscono qualsiasi considerazione di carattere estetico. Indeciso fra resoconto cronachistico e versione romanzata di fatti realmente accaduti, il libro rimane un ottimo testo di quelli che hanno l’encomiabile compito di non far dimenticare eventi che per i ragazzi sono remoti, solo pagine e pagine di noiosi libri di storia.



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